
La golden era del karate italiano. Più che quella di un karate “riadattato” diventato poi disciplina olimpica. In quel periodo (nel 70 avevo sette anni e cominciavo a praticare nella palestra di Luigi Zoja, a Milano, dietro casa mia) la gente sognava le arti marziali. Molte in Italia erano ancora pionieristiche (Shirai era a Milano da pochi anni) e stava per scoppiare il fenomeno Bruce Lee. Non c’erano informazioni, e la gente cercava disperatamente riviste francesi o inglesi per saperne di più. La bibliografia comprendeva pochissimi libri e scritti in prevalenza da maestri assoluti (dinamic Karate che uscirà postumo in Italia, nel 1975, scritto da Nakayama, o Karate Vitale di Masutatsu Oyama, adesso introvabile). In Italia c’erano Fik e Fesika, con direttore didattico il maestro Shirai, e non si contavano le leggende metropolitane su quanto fosse severo e temibile. Ma chiediamoci: perchè Shirai ha avuto il successo che ha avuto? Non il Karate, o lo Shotokan, ma LUI? O meglio, come mai LUI ha reso famoso lo Shotokan, al punto da identificarlo con la sua persona? Io credo di avere la risposta ma gradirei qualche parere, giusto per curiosità. Secondo me, perchè portó in Italia qualcosa di sconosciuto: lo spirito del samurai. L’integrità del samurai perchè questo lui rappresentava: un moderno samurai. E molti, anche l’allora ragazzino qui presente, furono affascinati da questa cosa.