Ciro Varone

Dietro le parate di bandiere, gli inni e i proclami sull’“unità del karate” si nasconde un mondo profondamente diviso. Le organizzazioni internazionali che dovrebbero guidare il karate verso un futuro condiviso spesso si scontrano per potere, visibilità e riconoscimento. Ecco alcune delle fratture più evidenti:

WKF vs. ITKF: sport contro tradizione

La World Karate Federation (WKF) è l’unica riconosciuta dal CIO, ma è stata accusata di aver trasformato il karate in un “videogioco da tatami”, snaturando i principi marziali.

La International Traditional Karate Federation (ITKF), fondata da Hidetaka Nishiyama, si oppone da sempre a questa deriva sportiva, ma è rimasta emarginata dal circuito olimpico.

Due mondi inconciliabili: da un lato i punteggi rapidi e le urla da gara, dall’altro il kime, la forma e lo spirito.

WUKF e la ribellione delle federazioni escluse

La WUKF nasce come alternativa alla WKF, dando voce a federazioni escluse o insoddisfatte. Ma spesso è accusata di essere un’accozzaglia di stili, regolamenti e interessi, più un rifugio che una visione.

Nei suoi tornei, il livello tecnico è eterogeneo e la confusione regna: si pratica “karate”, ma con mille codici diversi.

Shotokan e la guerra intestina dei maestri

La diaspora dello Shotokan è emblematica: JKA, ISKF, SKIF, KWF… ognuna proclama di essere l’erede autentica del Maestro Funakoshi.

I loro leader si dividono per rivalità personali, successioni contestate, litigi su gradi e autorità. Un dojo globale spaccato da ego smisurati.

Ego e narcisismo nei vertici

I presidenti delle federazioni parlano di valori, ma spesso si muovono come burocrati politici o manager d’impresa.

C’è chi cambia regolamenti per compiacere sponsor, chi nomina dan come fossero caramelle e chi fa il “tour mondiale” per farsi fotografare in ogni continente.

Il karate si professa arte di umiltà, ma molti dei suoi capi sembrano dimenticarlo.

Il risultato?

I praticanti sono disorientati.

Gli insegnanti sono costretti a scegliere fazioni.

I giovani si allontanano da un mondo che predica armonia e offre solo frammentazione.

Forse è il momento di smettere di cercare l’unità nei loghi e nei congressi. E ricominciare a cercarla nel Dojo.

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