Ciro Varone

Quando si parla di Karate, molti pensano immediatamente a calci, pugni e parate. Tuttavia, nelle sue radici storiche, l’arte di Okinawa era molto più ampia e complessa. Nei primi manuali giapponesi, in particolare nel Karate Jutsu (1925) e nel successivo Karatedo Kyohan (1935), il Maestro Gichin Funakoshi inseriva non soltanto tecniche di percussione, ma anche proiezioni, leve e sbilanciamenti, spesso illustrati con fotografie.

Lo stesso Funakoshi scriveva:

“Al contrario del Jujutsu, il Karate può essere considerato un’arte ‘dura’… nondimeno, poiché la durezza esiste in quanto esiste la morbidezza, combinarle risulta senza dubbio vantaggioso”.

Il messaggio era chiaro: un karateka doveva saper colpire, ma anche adattarsi alla forza dell’avversario, piegandola e utilizzandola a proprio favore.

Non bisogna dimenticare che il Karate di Okinawa si sviluppò in un contesto di scambi culturali e tecnici con il Jujutsu giapponese e con le arti di lotta cinesi. Molti kata originari custodiscono ancora oggi movimenti interpretabili come proiezioni o tecniche di sbilanciamento (nage waza).

Ad esempio:

• Nei Tekki si trovano movimenti che ricordano chiaramente leve articolari e rotture di equilibrio.

• In Bassai Dai e Kanku Dai sono visibili gesti che possono essere letti come proiezioni, se interpretati in chiave applicativa (bunkai oyo).

Il Karate antico non era dunque soltanto un’arte di pugni e calci, ma un sistema completo di combattimento a tutte le distanze.

Con la diffusione del Karate in Giappone negli anni ’20 e ’30 e la sua trasformazione in Karatedo, si verificarono due fenomeni che segnarono la storia:

• Sportivizzazione

• Negli anni ’50-’60, con la nascita del kumite sportivo, si stabilì un regolamento che premiava il colpo “pulito” e, soprattutto, “visibile dagli arbitri” portato a distanza, penalizzando prese, sbilanciamenti e lotta a terra.

• Le tecniche di proiezione furono progressivamente marginalizzate perché non compatibili con le gare.

• Didattica semplificata

• Per facilitare la diffusione su larga scala nelle scuole e nelle università, molti maestri ridussero il programma tecnico a kihon, kata e kumite sportivo, trascurando cadute (ukemi) e lotta ravvicinata.

• Le proiezioni, più complesse da insegnare e più rischiose per la sicurezza, furono accantonate.

Il risultato fu che, nel giro di pochi decenni, intere generazioni di karateka crebbero senza conoscere o praticare sistematicamente queste tecniche.

Questa trasformazione ebbe un impatto diretto:

• Il Karate perse parte della sua completezza marziale, diventando una disciplina prevalentemente di percussione.

• Molti praticanti, trovandosi a confronto con judoka, lottatori o semplici aggressori che cercavano il corpo a corpo, sperimentarono difficoltà nel difendersi da prese e proiezioni.

• Il kumite odierno, pur raffinato e spettacolare, è diventato un “gioco unidimensionale”, in cui la vittoria si misura sul “toccare per primi” piuttosto che sul neutralizzare realmente l’avversario.

Una riscoperta necessaria

Negli ultimi anni, grazie alla diffusione di arti miste e al ritorno agli studi storici, molti insegnanti stanno riscoprendo l’importanza delle proiezioni e delle cadute nel Karate. Approfondendo i kata e le fonti antiche, si sta riaffermando l’idea che il Karate tradizionale non sia un’arte monca, ma un sistema di combattimento globale, che comprende:

• percussioni (calci, pugni, ginocchiate),

• leve articolari e immobilizzazioni,

• proiezioni e sbilanciamenti,

• lotta a corta distanza.

Rendere nuovamente vive queste tecniche significa restituire al Karate la sua dignità originaria di Bujutsu, e non solo di disciplina sportiva.

Le parole di Funakoshi rimangono oggi più attuali che mai:

“Le tecniche di proiezione vengono eseguite in relazione a un attacco, mai per iniziarlo”.

Il Karate non è nato per il punto, né per il tatami regolamentato, ma per la sopravvivenza. Ignorare le proiezioni significa dimenticare metà della sua eredità. Riscoprirle, studiarle e praticarle è un dovere di ogni maestro che voglia insegnare un Karate realmente efficace e fedele alle sue origini.

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