
Nando Balzarro
Ma veremante, nel nostro ambiente, esiste ancora qualcuno interessato alla pratica, allo studio, al perfezionamento del kata forse più conosciuto, ripetuto, fatto, rifatto, consumato e interpretato della scuola Shotokan e non solo? Veramente ancora qualche adepto o esperto maestro si aspetta di scoprire nuovi particolari criptati, ovvero inediti, di una Forma a dir poco inflazionata nella sua celebrazione programmatica, espressionistica, funzionale? Beh… considerato come vanno le cose, la risposta sarà: ebbene sì. Non so più quante storie ho ascoltato e quante altre ne ho scritte, rivedute, contraddette se non persino negate rispetto il Bassai-Dai, legittimo “primo inter pares” della famosa casta dei Sentei, quella, per intenderci, che dovrebbe annunciare il primo salto di qualità rispetto gli “scolastici” Heian. Ciononostante eccomi acora qui a parlarne visto che domenica prossima esso sarà il protagonista dell’intero stage. Quando al cospetto della dirompente partenza (perlopiù considerata difensiva seppure d’impatto), e al sucessivo alternarsi di parate come Uchi- Uke e Soto Uke, e di nuovo Soto-Uke e Uchi-Uke, e di nuovo (previa un profondo Gedan Wan uke), Soto-Uke e Uchi-Uke, mi chiedevo: ma questo Kata, col suo convulso incipit, non fa altro che insegnare a difendersi? Né smentirà in seguito tale sua vocazione “protettiva”, invadendo l’intero percorso con una sfilza di Shuto-Uke in grado di accompagnerci sino al sospirato finale. Se leggiamo la Forma così come puramente si presenta (si suol dire “alla lettera”), la sproporzione fra azioni difensive e subitanei quanto necessari contrattacchi si fa evidente. Aggiungo altresì che gli Uke proposti (blocchi e doppi blocchi, Shuto e contro Shuto), sono tra i più improbabili sul piano del funzionamento… diciamo che vanno a buon fine solamente in un contesto, quello predigerito del Bunkai. Chiunque abbia un minimo di esperienza di combattimento “vero” sa che è così… quelle parate non funzionano. Bene, prima di lasciarvi realizzare che ce l’ho col Bassai-Dai, fatemi passare alla sua strenua difesa, sia sul piano organico, finemente motorio e infine realisticamente combattivo. Certo occorrerà un bel colpo d’ala, un volo interpretativo in grado di trasformare ogni scherma di braccia, presunta difensiva, in altrettante combinazioni miste offensive e protettive, senza peraltro che il concetto di forma ne risenta più di tanto. Azzerati completatamente i tempi di reazione fra parata e contrattacco utilizzando un perfetto scatto delle anche, potremo contare sulla sua straordinaria efficacia nello scontro a corta distanza. Sebbene accuratamente nascoste, ci sarà da divertirsi nell’inviduare insospettate circolarità, fulminee schivate, rotazioni di assorbimento, per non parlare di un paio di propiezioni. Kata coriaceo e potentissimo, non sfugge comunque alla pressante necessità di passare da rapidissime contrazioni ad altrettanto completi rlassamenti idonei a fluidificarne la gestualità d’insieme. Ovviamente snobbato dalle competizioni che in esso non ravvisano la necessaria complessità coreografica e acrobatica per puntare al podio, il triste Bassai rimane relegato in qualche trito programma d’esame che ne preveda la sommaria conoscenza. Ingiusta fine per uno dei Kata tra i più importanti e significativi nelle diverse scuole di Karate.