Bruno Da Boit

Quando H. Otsuka visita per la prima volta Funakoshi, questi gli spiega con calore che cos’è il Karate. Gli dice che conosce 15 Kata e che è possibile, per chi non ha nessuna esperienza del Budo, imparare questi Kata in 5 anni, ma che per un esperto in una disiplina del Budo 2 anni sono sufficienti. Gli spiega poi che la possibilità di progredire ad un livello più elevato dipende dalla qualità dell’allenamento di ognuno. H. Otsuka, divenuto allievo di G. Funakoshi, impara i 15 Kata in un anno e mezzo e, dal suo punto di vista di esperto di JuJutsu, giudica che esistano in ciascuno di questi kata, degli elementi inapplicabili in combattimento. Per risolvere questo problema, decide di andare a studiare a Okinawa.

Prima della sua partenza viene a conoscenza di una dimostrazione di Budo che avrà luogo nel mese di Maggio, nel Dojo del Palazzo imperiale, e che su raccomandazione di J. Kano, il Karate-Jutsu potrebbe parteciparvi. E’ un’occasione eccezionale per dare al Karate-Jutsu il proprio posto nell’ambito del Budo giapponese. H. Otsuka, rinuncia allora al suo viaggio a Okinawa ed elabora con G. Funakoshi il contenuto della dimostrazione. Entrambi pensano che sia insufficiente mostrare soltanto dei Kata e che, per affermarsi come Budo, sia indispensabile mostrare una forma di combattimento, cosa che G. Funakoshi non può fare a partire dalla propria forma di pratica. H. Otsuka allora elabora dei kata di combattimento partendo dal modello di allenamento del JuJutsu: In questi Kata, anzichè far eseguire solo movimenti tecnici, formalizza degli esercizi a due, dove uno attacca con una spada e l’altro si difende e lo domina con tecniche di Karate. Il giorno della dimostrazione, H. Otsuka si presenta per la scuola di G. Funakoshi, ed esegue questi Kata, che sono molto apprezzati. In seguito a questa dimostrazione, più di una decina di università della regione di Tokio, si rivolgono all’insegnamento di G. Funakoshi e di H. Otsuka. Quest’ultimo diventa molto presto l’assistente di G. Funakoshi. Come per la dimostrazione, i contribuiti di H. Otsuka saranno importanti per l’elaborazione, da parte di G. Funakoshi, di uno stile di allenamento al Karate che corrisponda all’immagine del Budo tra i giapponesi. Essi mettono quindi a punto molti “Yakusoku-kumite”, o esercizi di combattimento convenzionale, a partire dai modelli del JuJutsu. Avere un allievo come Otsuka è un arrichimento per G. Funakoshi, ma le divergenze tra le loro personalità sono presenti fin dall’inizio, e l’equilibrio che essi stabiliscono in un primo tempo resta precario. Questo equilibrio si rompe dal momento in cui, agli occhi di Funakoshi, il modo di procedere di Otsuka appare eccessivo. Infatti, H. Otsuka comincia a sentire la necessità di fare degli esercizi di combattimento libero, prendendo a prestito modelli talvolta al pugilato, talvolta al Kendo. Questa evoluzione è naturale per H. Otsuka, che ha già praticato per 17 anni il JuJutsu, in cui i Kata sono una preparazione al combattimento, mentre è inammisibile per Funakoshi. Quest’ultimo perciò comincia a criticare Otsuka: “modifica l’essenziale del Karate apportandovi troppi elementi del JuJutsu”. La differenza del loro modo di procedere rende prevedibile già da allora la separazione.

PS Già prima di nascere tra i due stili c’era maretta… In Giappone in tutte le Arti Marziali del tempo, Judo, Aikido, Kendo ecc. i Kata si svolgevano a coppie combattendo, mentre nel karate i Kata si svolgono in solitario con un’avversario immaginario, per cui questa cosa inizialmente non sarebbe stata accettata… ma cosa ve lo dico affare…ancora adesso ci picchiamo da soli… Ciaoss

LA FONDAZIONE DELLA SCUOLA WADO – RYU

H. Otsuka, allontanandosi da G. Funakoshi, continua ad elaborare la propria arte fondendo il Karate e il JuJutsu. Alcuni gruppi di studenti preferiscono la sua pratica. Essi vogliono provare l’efficacia del Karate negli esercizi del combattimento, cosa proibita da G. Funakoshi, e, al momento della separazione, scelgono di seguire H. Otsuka. E’ cosi che la scuola di G. Funakoshi si divide in due. Il gruppo che segue Otsuka formerà più tardi la scuola Wado-ryu. H. Otsuka incontra un adepto di Kendo chiamato Y. Konishi, che segue un percorso parallelo e tenta di avanzare nella Via del Karate integrandovi le acquisizioni della sua pratica del Kendo. Diventano ben presto amici, e la loro collaborazione continuerà per tutta la vita. Y. Konishi, creerà più tardi la scuola di Karate “Ryobukai”, la cui attività continuirà mantenendo la propria qualità ma senza avere una grande espansione. E’ attraverso la mediazione di Y. Konishi che Otsuka incontra nel 1928, K. Mabuni, che è appena arrivato da Okinawa. Otsuka gli espone i suoi problemi inerenti i Kata che ha imparato da Funakoshi e i suoi tentativi per trovare delle forme più soddisfacenti dei Kata. Per Otsuka, che non ha potuto effettuare viaggi di ricerca a Okinawa, l’estesa conoscenza di Mabuni è un rivelatore che fa avanzare la sua riflessione sui Kata. Nel 1934 apre un Dojo a Tokio. Accanto al suio lavoro di medicina tradizionale, comincia a insegnare il karate nel suo Dojo e in alcuni Club universitari. Nel 1938, dopo l’attribuzione del titolo di “Renshi” (Maestro di terzo grado), da parte del “Buto-ku-kai”, smette di esercitare la medicina tradizionale e si concentra sul Karate. E’ allora che adotta per la sua scuola il nome di “Wado-ryu”, seguendo in ciò il suggerimento dei suoi allievi. Quattro anni più tardi, in pieno periodo di guerra, ottiene il titolo di “Kyohi” (Maestro di secondo grado). Ma ben presto la pratica del Karate diminuisce, poi scompare sotto il frastuono dei bombardamenti. I giovani partono per il servizio militare, poi vanno al fronte. I morti sono innumerevoli. Alla fine della guerra non vi è più nessun Dojo di Karate a Tokio. Solo dopo il 1946 alcuni studenti ricominciano poco a poco a praticare il Karate, riscaldando con la loro giovanile passione l’atmosfera rafreddata e dimessa della disfatta. In Giappone, durante gli anni che seguono la guerra, la preoccupazione principale della popolazione resta quella di nutrirsi, e anche le condizioni materiali della pratica sono piuttosto miserabili. L’allenamento assume spesso, tra i gruppi di stuidenti, una durezza selvaggia. Sembra che essi subiscano ancora la forza d’inerzia che conduce alla morte innescata dalla guerra; è come se tentassero di dimenticare le ferite della guerra immergendosi profondamente nella pratica dell’arte del Combattimento. Per gli studenti del dopoguerra, imporsi in allenamento di durezza smisurata era in un certo senso portare il lutto per i loro camerati morti. Per coloro che erano stati sicuri di morire in guerra, bisognava passare attraverso un allenamento abbastanza duro, per vivere il proprio lutto. Dopo la guerra, che ha così profondamente colpito il Giappone, le scuole di Karate riprendono perciò, dapprima, nei Club universitari. H. Otsuka ricomincia il suo insegnamento in parecchie università. Muore nel 1982, all’età di 90 anni. Verso l’inizio degli anni 50, degli studenti organizzano a poco a poco incontri universitari di combattimento. La nozione di controllo vi è pressoché assente, all’inizio, ma si instaurano progressivamente delle regole. E’ ciò che ha fornito più tardi le basi per la formazione delle competizioni sportive di Karate.

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