
Bruno Da Boit
Nelle arti marziali tradizionali giapponesi, un Kata è una sequenza composta da gesti formalizzati e codificati, sottesi da uno stato d’animo orientato verso larealizzazione della “via”, (Do); in giapponese la parola Kata in senso letterale significa, forma, stampo, prototipo. Ciò nonostante non conviene considerare il kata come un’insieme di “forme”, ma come il mezzo al quale vengono fissate delle conoscienze ben più profonde. Oggi è nel Karate che viene utilizzata più frequentemente la parola Kata per designare la base della trasmissione dell’arte e il suo apprendimento. Tuttavia questo termine non è originario della cultura di Okinawa. La parola Kata era utilizzata nelle attività artigianali e nelle arti marziali, sopratutto nella spada e nel Jujutsu. Quando il Karate venne introdotto nell’isola centrale del Giappone, nel secolo XX, Il termine Kata fu adottato per designare le sequenze gestuali che fino a qul momento venivano chiamate ciascuna con un proprio nome, per esempio, (Naifanchi o Bassai), senza un termine generico. Il Kata deve aiutare a realizzare, in forma perfetta un’insieme di movimenti trasmessi. Questo orientamento si ritrova in ognuna delle arti marziali giapponesi. La perfezione ricercata si ottiene grazie all’unione di tecniche gestuali e di una predisposizione di spirito che consiste nel seguire la “via”. Per capire bene che cosè il Karate, occorre precisare il termine di questo termine. Riprenderò la definizione che ne avevo dato in “la voie du Karate”: La nozione di “Do” è effertivamente concepita nella cultura giapponese come quella di una via che conduce verso uno stato spirituale che libera le facoltà umane nei diversi campi delle arti: questo stato spirituale può essere raggiunto attraverso l’approfondimento di una disciplina. Questa nozione implica un aspetto etico, e per seguire la via si raccomanda di conformarsi ai precetti che governano l’universo e perciò anche la società. Il processo di perfezionamento in qualunque disciplina è quello del perfezionamento della personalità nel suo insieme, in armonia con il mondo umano come con la natura. Nel Karate, l’essenziale del sapere è condensato nei kata. Queste sequenze gestuali sono relativamente brevi e comprendono all’incirca da venti a sessanta movimenti concatenati. Sebbene nei Kata ci si eserciti da soli essi presuppongono sempre uno o più avversari. L’idea fondamentale del Kata è che il Karateka debba sempre inquadrare la sua tecnica in relazione ad un avversario verso il quale sono diretti i colpi e le risposte. Tuttavia un Kata non può essere ridotto ad un combattimento immaginario; è una formalizzazione di tattiche di combattimento destinate alla trasmissione e all’apprendimento. Il lavoro su un Kata si estende su una durata di più anni, anche di una vita intera. Si impara un kata seguendo i movimenti fatti da un maestro o da un adepto più esperto. In seguito ci si allena da soli al Kata , centrando la propria attenzione sui concatenamenti, mentre allo stesso tempo si ricerca la perfezione tecnica attraverso la ripetizione. Nel lavoro sul Kata si passa attraverso molte tappe. All’inizio si tratta di creare l’automatismo di una serie di gesti tecnici che mirano alla realizzazione perfetta di forme e di movimenti, ma occorre al tempo stesso includervi dinamismo e potenza, che sono degli elementi di efficacia. Il lavoro sul Kata è un andirivieni perpetuo tra il perfezionamento della forma e della precisione e quella del dinamismo. Esso è orientato verso la ricerca dell’efficacia. Il Kata contiene più di ciò che mostra a prima vista. Ogni movimento di un Kata è come un promemoria che ricorda e condensa il movimento e le sue varianti; esso è stato elaborato per anni da un maestro e dai suoi allievi: Un Kata non è opera di una sola persona, ma il condensato di un sapere tradizionale. Come l’artigiano che dispone sull’oggetto a cui sta lavorando, strati successivi di lacca, le generazioni hanno accumulato nei Kata le loro esperienze. I concatenamenti e la successione di queste ultime nei Kata servono a indicare e a ricordare le possibilità di strategia, d’azione e di reazione dell’avversario. Tuttavia, il contenuto di un Kata, anche se si può analizzare così, nell’accessione tradizionale non è fatto di una successione di dettagli. Quando un maestro e i suoi allievi lavorano per anni un Kata e le sue varianti, è il contenuto globale di questo lavoro che fa il significato del Kata. Di fatto, benchè si alleni da solo al Kata, l’adepto di un certo livello integra in quest’ultimo le proprie esperienze di combattimento, nello stesso tempo in cui decifra, per mezzo del Kata, risposte alle domande che è in grado di porsi. Il Kata è, in qualche modo, uno specchio, può riflettere solo ciò che gli sta davanti. Se si sa utilizzarlo per vedervi l’esperienza condensata dai propri predecessori, esso rappresenta un mezzo privilegiato per valutare l’avversario e per conoscere se stessi. Distinguerei due aspetti nella pratica del Kata: istruirsi per mezzo del Kata, riceverne una direzione, imparare da esso, come da un alfabeto, certi gesti tecnici che non possediamo ancora nel nostro repertorio, e, d’altra parte, utilizzare il Kata per riempirlo delle proprie esperienze. E’ il va e vieni tra i due aspetti che permette di esplorare le possibilità di applicazione in combattimento e anche di andare verso la scoperta di nuove tecniche.
PS capisco che per i più che sono abituati o si sono fermati ai Bunkai, questo pizzino è un pò dura da digerire, ma se ci applichiamo vedrete che riusciremo a realizzarlo… Ma cosa ve lo dico affare… Ciaoss