Enrico Cembran

Certi pomeriggi in ospedale pediatrico apportano un valore inestimabile alla vita dei volontari…

C’è un filo invisibile ma resistentissimo che lega chi da e riceve e chi riceve e da, tutta questa umanità.

Si, perché apparentemente il volontario è il protagonista attivo di questa relazione di supporto, ma posso garantire che non si esce mai, più poveri da queste “sedute”, tutt’altro.

Il bambino/ragazzo oncologico è un essere speciale, così come i suoi genitori.

Parliamo di persone capaci di condividersi totalmente con chi, magari solo per poche ore, si dedica a loro.

Si instaura un livello di comunicazione che supera ogni concezione, c’è chi la chiama #empatia, attitudine di profonda connessione spirituale, fino a condividere anche le emozioni, che in questo caso posso assicurare, sono fortissime.

Sentimento che tuttavia, bisogna imparare a gestire, individuando i suoi limiti estremi e le possibili identificazioni.

Gli uni e le altre, provocherebbero inevitabilmente #burnout, fenomeno che a sua volta determinerebbe l’abbandono della missione.

In quasi 13 anni di “trincea”, ne ho visti tantissimi casi, in qualcuno di questi, è stato possibile recuperare il volontario “esauritosi”, nella maggior parte dei casi, ciò non avviene.

Ieri mi sono rincontrato con una (ora) ragazza di 15 anni che conosco da 12, una delle prime bambine con le quali cominciai la mia attività.

I genitori, appena mi hanno visto, sono usciti a “prendere aria” ed un caffè e questo da un’idea del livello di fiducia e stima reciproca…

40 minuti intensi, con lei c’è poco da chiacchierare: vuole fare!!!

Ma io sono più tenace di lei e le propongo in continuazione metafore e similitudini che amplifichino il valore del messaggio.

È veramente brava, siamo riusciti a fare anche Heian Shodan in due dimensioni, direttamente dal letto.

Sul finire, visualizzazione di una partita di pallavolo sulla spiaggia di S.Severa, col ragazzo che le piace di più, in posizione di Martello di sinistra e lei di destra.

Un gioco di sguardi e di intesa, due adolescenti, probabilmente destinati ad amarsi, chissà. Lei che sorride dallo stato preconscio della visualizzazione.

La madre e il padre ritornati in stanza giusto in tempo per assistere…sorridono e a loro volta si guardano, almeno per il momento, sereni.

Sanno con chi hanno a che fare…

Quando lei “riemerge” mi dona un sorriso radioso, è completamente calva e senza sopracciglia, ma di una bellezza difficilmente spiegabile, come capita per tutte le pallavoliste.

Un grande sorriso anche da parte della madre…

Quando torni?

Fra due venerdì.

Ma io non ci sarò… però devo ritornare a luglio

Bene, dimmi una data e ci sarò.

Ecco… “tutto qui” o forse,

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