Bruno Da Boit

Questo stile, da noi ancora poco conosciuto, a parte quei quattro o cinque kata che vanno per la maggiore nelle gare, fu introdotto a Okinawa fra il 1870 e il 1880 da Sensei Norisato Nakaima (Nakaima Pechin), che aveva imparato la boxe e l’arte delle armi in Cina. Nato da una famiglia ricca di Kume, presso Naha, Norisato fu un ottimo studente e all’età di 19 anni si trasferì a Fuchou in Cina per compiere gli studi superiori. Mentre si trovava a Fuchou, una ex guardia dell’ambasciata cinese a Ryukyu lo presentò a un maestro di boxe cinese noto come Ru Ru Ko. Norisato fu accolto come allievo e dopo cinque o sei anni di pratica ricevette la certificazione dei gradi. Proprio prima di lasciare la Cina, per approfondire la sua esperienza nelle arti marziali, egli si spostò nelle aree di Fukien, di Canton e di Pechino, dove raccolse molti tipi di armi che al ritorno portò con sé. Norisato Nakaima tramandò segretamente questo stile di boxe cinese a suo figlio Kenchu che a sua volta lo insegnò soltanto a suo figlio Kenko Nakaima, fondatore e presidente dell’Associazione per la Conservazione del Karate e del Kobudo Ryuei-ryu.

Kenko Nakaima.

Nel 1971, all’età di 60 anni, Kenko Nakaima si rese conto che nel mondo moderno non c’era più necessità di mantenere il segreto del sistema marziale della sua famiglia e quindi, sia pure con qualche esitazione, egli riunì un gruppo di 20 insegnanti di scuola come allievi di karate e diede allo stile il nome di Ryuei-ryu. Da giovane, Kenko aveva intrapreso un rigido regime di allenamento nel suo cortile (alla luce della luna, per mantenere il segreto), che durò per 37 anni, finché ebbe appreso tutto ciò che c’era da apprendere. In questo periodo si esercitò anche nel kendo sotto la guida di Seibu Tomigawa, Hiroshi Ishihara e Shochoku Ishihara, ricevendo alla fine il grado di Kyoshi. Egli imparò anche il karate della scuola di Anko Itosu e il kobudo della scuola di Yamani da Chojo Oshiro, come pure il karate della scuola di Matsumura da Kentsu Yabu. Comunque, nonostante la sua vasta esperienza nelle arti marziali, Nakaima era orgoglioso nel dichiarare che non ha mai cambiato lo stile del nonno (cioè quello di Ru Ru Ko) e che non mischia il suo insegnamento con quello di nessun altro.

I Kata.

Il Ryuei-ryu comprende 11 kata a mani nude: Sanchin, Sesan, Niseshi, Sanseru, Seyonchin, Ohan, Pachu, Anan, Paiku, Heiku e Paiho; come pure la pratica con 14 armi cinesi: sai, kama, renkuwan, tinbe, gekiguan, kon, bisento, yari, taofua, suruchin, dajio, nunchiku, tankon e gusan. Sebbene sia importante combattere, gli allievi devono prima imparare i kata, i quali si basano soprattutto su tecniche con il pugno piatto. Tuttavia, se un allievo desidera allenare nei suoi kata le tecniche portate con la nocca anteriore o le dita tese, egli può farlo. Nakaima diceva che il pugno piatto “avvitato”, non è assolutamente di origine okinawense come spesso si sostiene, perché questo colpo viene usato comunemente in Cina e appare di frequente nella sua scuola. Il Sanchin, il kata di base, è in pratica uguale a quello del Goju-ryu e a quello dello Uechi-ryu, solo i dettagli più sottili differiscono. Le tecniche di mano del Sanchin del Ryuei-ryu possono essere prontamente adottate in una situazione reale; i piedi sono tenuti tesi senza che le punte vengano girate in dentro, “perché i piedi a zampa di piccione, sono ciò che rende innaturale la posizione Sanchin e pregiudica la facilità di spostamento”. D’altra parte, se i piedi sono divaricati, si può facilmente essere gettati a terra. Si dovrebbe semplicemente “sentire” che le dita sono rivolte in dentro.

Quando si esegue il Sanchin si respira in modo “naturale”, mentre quando si colpisce, si espelle l’aria emettendo un forte sibilo. “Nel combattimento”, diceva Nakaima, “il vostro respiro dovrebbe essere impercettibile; il momento giusto per attaccare è quando il vostro avversario sta espirando, perché non sarà in grado di muoversi o di spostarsi. Provate sempre ad evitare un attacco da dietro o di fianco, e non usate mai la forza mentre parate”. Nakaima non credeva nella durezza, e quindi incoraggiava i praticanti di Ryuei-ryu a mantenere i propri corpi morbidi ed elastici, al momento di colpire, per concentrare tutte le energie su quel punto. “Il judo e il kendo usano principi simili”, diceva, “dunque occorre essere morbidi”. Per illustrare meglio questo principio, egli usò l’analogia dei mochi (torta di riso giapponese). All’inizio il mochi è riso bollito appiccicoso che viene pesato fin quando comincia a diventare grumoso; la battitura continua finché non diventa liscio e morbido, ma elastico al tatto. Questo è il livello più alto nello studio dei kata, il kata sembra eseguito senza forza. Nakaima diceva inoltre, che anni fa, i tornei di karate divennero popolari nel continente giapponese, e ciò segnò il sopravvento di un nuovo tipo di combattimento in cui i contendenti non indossavano protezioni o guanti ma “spingevano” i loro pugni. Contemporaneamente si sviluppò un nuovo tipo di kata adatto alla gara, in cui l’aspetto estetico divenne importantissimo. Nakaima continuava anche dicendo che questi kata hanno poco a che fare con le arti marziali; egli li chiamava “danze di karate” e li paragonava al “mochi non finito e ancora pieno di grumi”. Molte tecniche dei kata tradizionali possono sembrare superflue, ma Nakaima diffidava dal cambiarle, quando invece “si dovrebbero analizzare i kata per trovare gli elementi utili nella lotta reale e imparare a sentire quando e come usarli”.

PS Come sapete il Ryuei-ryu è stato il terzo stile che ho studiato sotto la guida di Sensei Sakumoto. Sotto il profilo dell’uso del corpo ritengo sia uno dei migliori.

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