
Lorenzo Lommano
Questa è la domanda che sempre più praticanti, tecnici e dirigenti dovrebbero porsi. Il karate, all’interno della FIJLKAM, continua a essere trattato come la “cenerentola” della Federazione mentre invece, è il vero potere precostituito. Non si fa nulla senza il settore karate. Eppure, quando si parla di gestione del potere, sembra essere diventato uno degli strumenti più efficaci per consolidare gli equilibri interni federali. Da anni assistiamo a un sistema che appare costruito per conservare posizioni e maggioranze, non per rappresentare l’intero movimento. Chi controlla il consenso controlla le assemblee Fijlkam. Chi controlla le assemblee controlla il futuro del karate. Non è un caso che numerosi comitati regionali siano guidati da esponenti riconducibili alla stessa area, cioè al karare: Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Abruzzo, Molise, Veneto. E questo è l’ 80% dei voti federali. Significa che in Fijlkam comanda il karate con i suoi uomini in divisa. Il judo è spaccato e quindi inesistente e non influente. Un assetto che, legittimo sotto il profilo statutario, pone però una domanda politica: esiste ancora spazio per il pluralismo, il confronto e l’alternanza e dare la possibilità a tutto il Karate italiano ad entrare in FIJLKAM? Ogni volta che si propone un progetto di unificazione del karate italiano, capace di dare dignità e rappresentanza a tutte le realtà, la risposta sembra essere sempre la stessa: difendere lo status quo. Non conta il merito delle idee, conta chi le propone. Nel frattempo si amministrano decine di milioni di euro destinati alle discipline federali, sottolineo ben 66 milioni di euro ogni quadriennio olimpico spartito tra i tre settori. È lecito chiedere se tali risorse e il peso politico della componente karate siano realmente utilizzati per far crescere il movimento o, piuttosto, per preservare gli equilibri esistenti. Il karate non ha bisogno di padroni. Ha bisogno di dirigenti che rispondano agli atleti, alle società sportive e ai tecnici. Il karate non appartiene a una corrente, a un gruppo o a una maggioranza. Appartiene a migliaia di persone che ogni giorno tengono aperte le palestre, formano giovani e trasmettono valori. È arrivato il momento di aprire una stagione nuova: più democrazia, più trasparenza, più partecipazione. Perché il potere fine a sé stesso non fa crescere lo sport. Lo indebolisce. Ho letto la lettera di Roberto De Luca che approvo e che, con un accorato appello si rivolge amichevolmente a Benetello, pardon, a Davide, inconsapevole che la sua nota, rivolgendosi per l’appunto a Davide e a quelle tre, quattro persone che gestiscono insieme a una parte del Veneto il karate federale in Italia resta solo una voce nel deserto. Comunque ci ha provato e ha il mio applauso.
Chi ama davvero il karate non dovrebbe avere paura del confronto. Dovrebbe avere paura soltanto dell’immobilismo. Concludo: il nostro obiettivo è riunire tutte le anime del Karate italiano e, dico tutte, e portarle in un federazione autonoma e indipendente riconosciuta dal Coni, che si chiami semplicemente Federazione Italiana Karate, senza il judo e senza ancora di più la lotta.
Cit. Spartaco
Nella foto del 1983, sono con il Prof. Giuseppe Pellicone, la persona che ha portato il karate a pieno titolo nel Coni. Solo grazie a lui. Peccato che oggi le capre lo abbiano dimenticato pur avendone tratto vantaggi, e le pecore che pensano solo a brucare e a belare, fanno finta di non saperlo.