Sensei Aurelio Bonafede

Un vecchio proverbio dice: contro la forza, non c’è ragione che tenga.
Quando arrivarono dall’oriente le discipline che predicavano esattamente il contrario, (il “debole” poteva battere il “forte”) fecero subito presa e concorrenza alle nostre discipline, come la lotta libera e la greca romana, il pugilato. Ancora oggi le disciplineorientali, nel numero degli iscritti, le sovrastano di gran lunga, e, chi ne ha sofferto dipiù, è stata la lotta.
Il messaggio orientale si è guardato bene dall affermare che, per raggiungere il risultato bramato, ci volevano anni ed anni di pratica .. e che non è proprio per tutti, anzi vantando la pratica non violenta, pubblicizzava una disciplina per tutta la famiglia, e così è stato; non era e non è raro infatti che famiglie intere praticassero tutti insieme.
La pazienza non è il DNA dei tempi odierni, il motto è, tutto e subito, quindi, come apparivano, sempre dall’oriente, discipline di più rapido apprendimento, moltissime persone disertarono e fecero loro il concetto della strada più facile, ovvero “chi mena per primo, mena due volte”.
Scusatemi se divago un po ‘dal tema iniziale, ma, la “bella favola” è stata sovrastata dall’esibizionismo estetico nell’esternare la propria forza, il bicipite è il biglietto da visita più convincente.
In tutti gli sport i preparatori atletici, i medici sportivi e gli “integratori” la fanno da padrone ed i tecnici, i maestri? Prendono ordini.
Tra la forza e la tecnica, la cosa più facile da gestire è la forza perché, entro certi limiti, è possibile allenarla in tutti; ci sono molti modi di facile apprendimento e cosa più allettante è che, con la perseveranza naturalmente, i risultati sono tangibili in tempi relativamente brevi.
La tecnica invece, è una qualità più difficoltosa da apprendere, è molto variabile e personale perché legata alla consapevolezza, alla gestualità e alla struttura del nostro corpo e, a differenza della “forza”, è visibile soltanto quando serve.
Ad esempio, per chi non fosse informato e appassionato di tennis, guardando Rafael Nadal e Roger Federer, si punterebbe sicuramente su Nadal.
La disciplina Karate nella gestualità la possiamo assimilare alla danza e come nella danza c’è l’étoile e i ballerini, c’è Nureyev, c’è Bolle e gli altri.
Spesso in maniera inconscia avendo seguito gli insegnamenti di un “grande” maestro, ci si illude di averlo emulato o addirittura superato.
Il limite tecnico nasce e si insinua in noi quando decidiamo che la nostra esecuzione è perfetta e ne siamo soddisfatti, è come se uno studioso avendo scoperto una qualsiasi cosa, smettesse di cercare, di pensare e cosa più importante di avere dubbi.
Per avere un’idea del mio pensiero, tra i maestri, Choki Motobu Vs Chotoku Kyan, la struttura fisica era talmente opposta che guardandoli viene naturale pensare, Motobu la forza, Kyan la tecnica, ersonalmente se avessi dovuto scegliere un maestro avrei scelto il Maestro Kyan.
M° Chotoku Kyan
M° Choki Motobu
Tra le due qualità, Forza e Tecnica, la forza è la qualità che con l’età, nonostante venisse continuamente allenata, decade con maggiore facilità, specialmente se è stata costruita e non è una qualità innata.
La tecnica una volta appresa è custodita nel nostro cervello sempre pronta per essere usata, un esempio semplice? Una volta imparato, anche se per anni ed anni non andassimo in bicicletta siamo in grado di farlo in qualsiasi momento.
La disciplina Karate è sicuramente alla portata di tutti ma è il lavoro, la ricerca e lo studio personale, le qualità morfologiche individuali che ne esaltano la qualità di chi lo pratica, se la critica più severa, non fosse rivolta solo agli altri ma a noi stessi la qualità generale si eleverebbe molto.
Concludendo, riferendosi ad un discorso allievo – maestro, il maestro è il contadino che pianta, cura, annaffia, concima ecc. gli allievi sono i frutti che nonostante vengano dalla medesima pianta e lavoro, alcuni sono buonissimi, altri meno e molti non arriveranno mai a maturazione.
Il tempo, la qualità del terreno, la temperatura, la qualità del seme ecc, sono talmente tante le variabili che anche in natura può nascere il frutto migliore, buonissimo, spontaneamente, ma questo non sminuisce le capacità del contadino.
Il maestro non fa come il contadino che porta al mercato solo i frutti perfetti ma si comporta come in natura, li espone tutti.
Buon Karate a noi tutti.
M° Aurelio Bonafede

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