
Roberto Bacchilega
Ci sono momenti in cui novanta minuti non sono semplicemente novanta minuti di pratica.
Sono un’occasione per cercare di trasmettere ciò in cui credi.
Per condividere una ricerca.
Per provare a far sentire, attraverso il corpo, ciò che spesso le parole non riescono a spiegare.
Oggi, a Cesenatico, presso lo Sport Village del Maestro Carlo Maurizzi, ho avuto questi novanta minuti.
Novanta minuti dedicati al KAISHU WAZA, condivisi con il Maestro Ferdinando Balzarro, una vera icona del Karate italiano.
Il mio intento era semplice, ma allo stesso tempo difficile: far percepire lo spirito del Karate tradizionale.
Non un insieme di tecniche da eseguire.
Non una forma da ripetere meccanicamente.
Ma una pratica fatta di ricerca, disciplina, controllo, sensibilità e consapevolezza.
Un Karate che affonda le proprie radici nella tradizione e che, proprio per questo, continua a chiederti di studiare, di metterti in discussione, di ricercare.
Kaishu Waza è anche questo: aprire, liberare, cercare.
Ho cercato di trasmettere tutto questo nel tempo che avevo a disposizione.
Se anche solo una parte di quello spirito è arrivata a chi era sul tatami con me, allora quei novanta minuti hanno avuto un senso.
Ringrazio il Maestro Carlo Maurizzi per avermi dato questa possibilità, il Maestro Ferdinando Balzarro per la condivisione e tutti i praticanti presenti per aver accolto la pratica con attenzione e passione.
Perché il Karate tradizionale non è qualcosa che semplicemente si insegna.
È qualcosa che si cerca.
Ogni giorno.
Sul tatami e nella vita.