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Medicina e arti marziali

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Medicina e arti marziali

eventskarate 02 feb. 2008

Di Dott. Franck GUILLON-XENARD

   WKF Medical Commission

   WKF Antidoping Commission

 

        Con questo intervento, è mia intenzione cominciare una discussione sulla medicina negli arti marziali con particolare riguardo al karate. Per questo, penso di fare un certo numero di interventi rivolgendomi inizialmente ai lettori meno esperti, che si sono avvicinati a questa disciplina solo recentemente, per toccare via via argomenti sempre più specifici per quegli atleti che più hanno bisogno del medico ossia gli agonisti ed i loro allenatori.

Ricordo sempre una frase di un mio grande maestro: “lo sport ad alto livello fa male”, come dargli torto!

 

*  Cosa si intende per arte marziale?                      

 

              Il termine arte marziale è relativamente recente, risultante dalla traduzione letterale dall’inglese martial art. Definire in modo rigoroso e con una terminologia contemporanea pratiche, per lo più molto antiche,  non è cosa facile.

        Rifacendomi al dizionario degli arti marziali[1], si definiscono appunto arti marziali tutte le attività fisiche e mentali il cui scopo era, in passato, l’allenamento alle arti della guerra, con o senza armi.

        Questa definizione limiterebbe gli arti marziali di origine europea alla scherma, lasciando la parte del leone agli arti marziali di origine asiatica, in particolare giapponese.

        Nei paesi europei, gli arti marziali orientali si sono sviluppate, inizialmente come tecniche di autodifesa divenendo progressivamente veri sport da combattimento per via della competizione.

        Più recentemente, con la pratica moderna nella sua espressione più spettacolare rappresentata dalla competizione, gli arti marziali sono stati integrati in un gruppo più ampio, quello delle discipline da combattimento.

 

*  Medicina e arti marziali

 

 

                Rifacendoci ai sacri testi, in origine, il posto riservato ai medici negli arti marziali è minimo vedi inesistente. I maestri cinesi e giapponesi curano loro stessi la condizione fisica, l’igiene e la terapia di ferite, magari con nozioni di medicina cinese, kuatsu o shiatsu…

        I grandi maestri della fine del XIX secolo, fondatori degli arti marziali moderni (Morirei Ueshiba per l’aїkido, Jigoro Kano per il judo e Gichin Funakoshi per il karate) non fanno riferimenti alla scienza medica per l’esercizio della loro disciplina. Eppure, le forme moderne di arti marziali che essi hanno contribuito a sviluppare, hanno lo scopo di diminuire i rischi traumatici delle antiche pratiche del bujutsu.

        Bisogna aspettare il XX secolo e lo sviluppo delle arti marziali fuori dal Giappone per avere una attenzione della medicina verso i praticanti.

Il punto di vista del medico privilegia l’aspetto sportivo rispetto all’aspetto marziale in quanto la sua attenzione si porta in primo luogo sulla prevenzione degli incidenti ricercando sempre e comunque una ottimizzazione della condizione fisica. Purtroppo, la posizione del medico non è sempre comoda, per i divieti o le richieste di riposo di un atleta dopo un trauma,  trovandosi in contrasto spesso con certi maestri o allenatori o anche gli atleti stessi che vorrebbero vedere proseguire l’allenamento o la competizione.

 

Dal punto do vista medico, possiamo classificare gli sport da combattimento in funzione della loro specificità e dei rischi ivi collegati.

 

1.     COME CLASSIFICARE GLI SPORT DA COMBATTIMENTO?

 

     Sport da combattimento secondo le origini

 

        Si possono distinguere due grandi gruppi:

 

*  Gli sport da combattimento di origine europea e mediterranea: lotta, boxe inglese, boxe francese, scherma…

*  Gli sport da combattimento di origine asiatica: judo, karate, taekwon-do, kung-fu, boxe tailandese, viet-vo-dao…

 

                Un insieme di sport da combattimento, di apparizione più recente, principalmente la boxe americana e la kick boxe, stabiliscono un legame fra i due gruppi precedenti. La boxe americana è da considerarsi di derivazione dal karate mentre la kick boxe è la forma europeinizzata della boxe tailandese.

                Gli arti marziali  giapponesi hanno una origine molto antica. Raggruppati sotto la denominazione di Bujutsu, presero piede nel XII secolo. La loro versione moderna è avvenuta sotto l’era dell’Edo (XIX secolo). Nel 1911 fecero il loro ingresso ufficiale nelle scuole giapponesi.

Dal 1926, il vocabolo antico “jutsu” (arte) è stato sostituito da “do” ( la via) che ritroviamo in: judo, aїkido, kendo…

 

 

                 Sport da combattimento secondo la pratica

 

Le discipline da combattimento senza armi, sono divisi in tre categorie:

 

*  con percussione con piedi e pugni,

*  con prese e proiezioni,

*  con i soli pugni.

 

Questa classificazione è per forza imprecisa in quanto le varie discipline evolvono ed ogni anno ne compaiono di nuove, con regole provenienti sia dagli sport di percussione che da quelli di proiezione (krav maga, ultimate fighting, goshin-do …). E’ in realtà un ritorno alle origini in quanto queste evoluzioni stilistiche esistevano già nelle antiche pratiche marziali.

 

Sport con percussione con piedi e pugni

          

 

*  Boxe americana (full contact)

*  Boxe francese (savate)

*  Boxe thailandese

*  Karate

*  Kempo

*  Kung-fu

*  Taekwon-do

*  Viet-vo-dao

     

 

                In queste specialità la base della preparazione fisica (messa in condizione generale) è del tutto simile.

 

Sport con prese e proiezioni

           

 

*  Aikido

*  Hapkido

*  Jiu-jutsu

*  Judo

*  Lotta

*  Sambo

*  Tai chi chuan

 

     

 

 

In questi esempi, il rapporto peso/altezza è più elevato rispetto agli sport di combattimento con percussione. Il tipo morfologico è più basso in quanto il centro di gravità basso ne migliora l’attitudine. Gli sport di combattimento con prese portano ad un lavoro di rafforzamento muscolare specifico associato ad un lavoro di resistenza.

 

Sport da combattimento con pugni che non entrano nella categoria di arti marziali:

 

   Nel pugilato, dove lo scopo è la ricerca del K.O. dell’avversario, il lavoro di velocità e di forza di impatto degli arti superiori è fondamentale, mentre a livello degli arti inferiori, la velocità e la resistenza sono preferite rispetto allo sviluppo specifico della forza.

 

 

    Si ritrovano in tutte le discipline da combattimento caratteristiche comuni per quanto riguarda la preparazione fisica generale, il lavoro di tonificazione muscolare, di allungamento (scioltezza), e l’allenamento di fondo. Tutte queste specialità richiedono una intensa muscolatura addominale e tutti necessitano di una notevole scioltezza articolare. Quello che li distingue riguarda il tipo morfologico del praticante, il tipo di muscolatura, e l’attitudine personale ad integrare gli schemi motori propri alle tecniche marziali. Una parte di predisposizione è fondamentale per eccellere nella disciplina scelta.

 

 

 

 

          *       Sport da combattimento dal punto di vista della     competizione

 

 

        Nella pratica della competizione dobbiamo considerare un certo numero di fattori come: la durata degli incontri, le tecniche utilizzate ed autorizzate, le categorie de peso, possibilità di vittoria per K.O….

 

 

 

Durata degli incontri e categorie di peso

 

        La regolamentazione della durata degli incontri è apparsa per la prima volta in Europa, nel XIX secolo nella boxe inglese. L’attrazione degli europei per la competizione portò a limitare la durata dei combattimenti per ridurre i rischi di incidenti gravi. Successivamente sono state instaurate anche categorie di peso per stabilire un certo equilibrio fra tutti i partecipanti.

        Lo svolgimento degli incontri ed in particolare la loro durata, sono fattori importanti da prendere in considerazione nelle discipline da combattimento in quanto influenzano in modo significativo la preparazione fisica generale.

        Il karate sportivo, i cui combattimenti si svolgono in un solo round di due o tre minuti di tempo effettivo è lo sport da combattimento la cui durata di competizione è la più breve. All’opposto, un combattimento di pugilato professionistico può presentare fino a dodici round di tre minuti con recupero di un minuto fra ogni round; fra tutti gli sport da combattimento, rappresenta quello i cui incontri possono durare più a lungo. La boxe inglese amatoriale consta di cinque round di due minuti con un minuto di riposo fra ogni round.

E’ comprensibile che un incontro in una, cinque o dodici riprese non richieda la stessa preparazione fisica.

Il karateka si spara tutte le cartucce in un solo incontro, anche se dopo si prospettano nuovi incontri, questi avvengono generalmente dopo un tempo di recupero sufficiente (nella peggiore delle ipotesi il recupero è pari alla durata di un incontro quindi due o tre minuti). Il pugile invece deve tenere la distanza, ha tempo per studiare l’avversario, fare punti… Fino a qualche anno fa, gli incontri di pugilato potevano arrivare alla quindicesima ripresa e fino alla fine del secolo scorso non c’erano limiti di tempo.

 

Altri esempi:

ü      boxe francese: senior maschile, cinque round da due minuti con un minuto di recupero.

ü      Boxe thai: tre roud da tre minuti.

ü      Judo: un round da tre, quattro o cinque minuti di tempo effettivo a seconda della competizione.

ü      Lotta: un round da cinque minuti.

 

 

Successione degli incontri

 

        Nel corso di una stagione, la frequenza degli incontri ed il numero complessivo di questi devono essere presi in considerazione nella valutazione del carico di lavoro e del rischio traumatico globale.

        Nella boxe inglese si hanno al massimo un incontro ogni due o tre mesi mentre nel karate o nel judo, durante un torneo, gli atleti possono dover affrontare anche cinque o sei incontri nel corso della stessa giornata per accedere alla finale.

        In boxe francese, i campionati si svolgono con un ritmo di un incontro ogni quindici giorni. Nella boxe americana o tailandese, si ha un solo incontro per gala, ma questi possono moltiplicarsi settimanalmente soprattutto se l’atleta pratica diverse discipline (boxe francese, inglese, thai, full contact…) nella stessa stagione.

        Certe federazioni come la federazione di boxe francese vietano questa pratica, fisicamente logorante e molto pericolosa.



 

[1] Louis Frédéric, Ed. Félin, 1988 in francese, non so se esiste una versione italiana

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