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Professione, insengnante tecnico

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PROFESSIONE, INSEGNANTE TECNICO

eventskarate 03 aprile 2009

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Di  Roberto De Luca                                                                                         

  

Questo articolo, è interamente dedicato agli aspetti psicologici, a proposito del mio lavoro “il mestiere di insegnante tecnico di karate”.

Uno degli argomenti che vorrei approfondire, è il tema della motivazione all’apprendimento, credo sia esperienza comune che quando si parla dei ragazzi (soprattutto oggi) con un insegnante il primo argomento è proprio questo… “i ragazzi non sono motivati”… “non hanno voglia di imparare”… “vogliono tutto e subito…” e così via.  Il tema della motivazione ad apprendere è sicuramente uno dei più importanti per un insegnante di karate e non solo.

Quando gli allievi sono motivati a una certa attività di apprendimento (ascoltare una spiegazione, compiere esercizi, partecipare a una discussione, partecipare alle attività sociali, agonistiche e non, ecc.) non solo l’energia psichica di cui dispongono, necessaria per l’attenzione, per impegnarsi in un lavoro continuativo, risulta facilmente disponibile, ma l’attività svolta lascia tracce nitide, più profonde e durevoli. Ed essi vivono più facilmente “il piacere di capire, imparare”, ed anche quel senso di arricchirsi e di crescere che è assai importante per lo sviluppo, di un atteggiamento positivo verso l’esperienza sportiva. All’insegnante, poi, il fatto di avere degli allievi motivati facilita il lavoro, nel senso che non ha più bisogno di continui e faticosi controlli, richiami, e il clima del corso è caratterizzata da allegria, impegno e collaborazione. Che aiuto possiamo dare noi maestri a chi dice che i loro ragazzi “non hanno voglia”?

Anzitutto, possiamo sottolineare quanto sia ingiusto addossare solo agli allievi, come se fosse una loro colpa, il fatto di “non essere motivati”, molto dipende dai contenuti dei metodi di apprendimento, dai modi in cui tali attività vengono proposte, dalla qualità del rapporto che gli allievi hanno con il proprio insegnante; insomma, la situazione di carenza di motivazione dipende più dagli insegnanti e dalla Società Sportiva che dagli allievi.

Detto questo, agli insegnanti consiglierei di prepararsi, con attenzione, attraverso lo studio e l’esperienza diretta e indiretta (confronto con altri insegnanti) una sorta di “sacco delle sorprese”che essi portano con sé ogni giorno nei propri corsi e contiene i materiali (bagaglio tecnico) giochi, metodi di allenamento, temi di discussione, immagini da vedere ecc. di cui hanno constatato il forte potere motivante, oltre che il valore formativo, così da suscitare ogni volta nei loro allievi sorpresa a coinvolgimento. E cosa si può dire, sul tema della stima e dell’affetto degli allievi?

Ottenere la stima e l’affetto dei propri allievi è, in un certo senso, una conseguenza naturale e positiva del fatto che l’insegnante è davvero riuscito a perseguire i tre obiettivi di fondo che dovrebbe sempre proporsi: quello di aiutare gli allievi a crescere “come persone”, quello di aiutarli a crescere intellettualmente e culturalmente, e quello di motivarli alle attività di apprendimento (karate).

Non è che l’insegnante debba porsi, l’obiettivo di “farsi voler bene” ma deve mettere in atto comportamenti educativi tali per cui uno degli effetti, anche se non intenzionalmente perseguito, sia appunto quello di ottenere la stima e l’affetto dei propri allievi.

Un argomento molto “delicato” riguarda, poi l’utilizzo degli strumenti psicologici per l’insegnamento.

Io credo che vi siano vari strumenti psicologici che anche un insegnante può imparare a usare, soprattutto se nel suo curriculum formativo ha incontrato qualche insegnamento psicologico.

Anche perché, dobbiamo considerare, che l’insegnante è sempre presente nei corsi, mentre lo psicologo può esserci o non esserci, è quindi opportuno che l’insegnante si addestri a utilizzare di persona quegli strumenti che sono alla sua portata.

Per esempio:cogliere la struttura dei rapporti di amicizia e inimicizia, l’esistenza degli allievi isolati o rifiutati dagli altri, conoscere gli interessi e le attività del tempo libero (allievi), colloquio individuale, ecc. certo è non possiamo sostituire la professionalità che sono effettivamente solo di competenza dello psicologo.

Un altro argomento sul quale vorrei sottolineare, è quello che riguarda la riscoperta o quantomeno la rivalutazione del ruolo della passione per la professione di insegnante.

Avere passione per il mestiere che si esercita è certo importante nel caso di tutte le professioni, perché significa, per una persona, identificarsi con l’attività che svolge, sentirsi realizzata attraverso di essa, trovare in essa continui motivi di soddisfazione e di crescita (e purtroppo molte volte non è così), quando per esempio si è costretti ad accettare un “lavoro” in federazione che proprio non piace e alla quale ci sente estranei.

Infatti, un insegnante che ha passione per la propria disciplina tende costantemente a migliorare la preparazione, ad acquisire sempre nuove conoscenze e abilità, e ciò si riflette positivamente sugli allievi con i quali svolge la sua attività educativa. Inoltre, questi ultimi avvertono il suo entusiasmo, e ne vengono facilmente coinvolti.

E in qualche misura, lo avvertono anche i genitori, che più facilmente possono allora impegnarsi nelle direzioni dal tecnico indicate.

E lo avvertono anche i colleghi: è un dato di fatto che, quando in una federazione opera un piccolo nucleo di insegnanti “appassionati”, anche gli altri si lasciano coinvolgere in iniziative educativamente importanti, e il tono di tutta la federazione si alza.

 Il mio augurio è che in molti possano praticare con passione il karate, (indistintamente dalle sigle) nonostante le difficoltà che il karate in Italia sta attualmente attraversando.  

 

 

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