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La distorsione di caviglia

caviglia

La distorsione di caviglia

Eventskarate 09 novembre 2009

 Dott. Alessio Morandi

 La distorsione di caviglia è uno dei traumi più frequenti in ambito sportivo e non, in una ricerca del 1999 risultatava un incidenza di 23000 casi giornalieri negli USA e di 5000 casi giornalieri nel REGNO UNITO. Esistono dei fattori estrinseci e dei fattori intrinseci  che determinano questo evento che può apparire come fatale. Fra i fattori estrinseci  vi sono il terreno sconnesso e le calzature che  non consentono un corretto appoggio al suolo , fra i fattori intrinseci senza ombra di dubbio  sono l’errato appoggio del piede dovuto a dismofismi fisiologici  quali :il retropiede valgo, il piede piatto l’intrarotazione femorale etc. La distorsione della caviglia più frequente è quella che si manifesta in inversione, ossia quando la pianta del piede si sposta bruscamente verso l’interno.

L’infortunio che può essere  anche di grave entità  può determinare fratture da strappo alle ossa dove si inseriscono i muscoli peronieri.

Il trattamento di consueto è conservativo soprattutto se non ci son state rotture dei compartimenti legamentosi., ma è fondamentale una riabilitazione che controlli il recupero articolare e muscolare, per evitare recidive e compensi posturali che potrebbero essere causa di altre problematiche.C’è un consenso sostanzialmente unanime sul trattamento da adottare subito dopo l’evento traumatico ed è basato sull’acronimo inglese PRICE (Protection, Rest, Icing,Compression, Elevation). La crioterap ia, la compressione con benda elastica e l’elevazione dell’arto sono essenziali nel limitare l’edema e l’ematoma che, quando cospicui, ritardano significativamente il recupero della mobilità. Anche l’uso d i Fans si è rivelato efficace nel coadiuvare questo regime terapeutico,accorciando i tempi di recupero. Il recupero funzionale inizia subito dopo la fase acuta e ha come obiettivi il graduale recupero dell’escursione articolare e il rinforzo muscolare mediante esercizi isometrici.

Una volta regrediti del tutto edema e dolore, può iniziare la vera fase riabilitativa con il recupero completo dell’articolarità e l’adozione di modalità più aggressive per contrastare ed eliminare l’ipotrofia muscolare (esercizi isotonici ed isocinetici). Ottenuti questi risultati, si deve puntare al recupero  propriocettivo. Negli atleti segue un’ultima fase centrata sulla rieducazione al gesto atletico e sul ritorno alla competizione. La durata delle varie fasi dipende molto dall’entità del trauma. Basandosi sul sistema di classificazione di West Point, si è osservato che in media il ritorno alle attività

sportive avviene dopo 11 giorni in caso di lesioni di grado 1, dopo 2-6 settimane in caso di lesione di grado 2 e dopo 4-26 settimane in caso di lesione di grado 3.

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