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Il karate del maestro Funakoshi: Gli esordi

Il karate del maestro Funakoshi: Gli esordi

Eventskarate 07 settembre 2020

di Graham Noble.

Fino all’età di 50 anni Gichin Funakoshi svolse l’oscura professione di maestro di scuola nella remota provincia di Okinawa.

Poi nel 1922 si recò in Giappone per dare una dimostrazione dell’arte ancora poco conosciuta del karate, e in tal modo, forse solo con consapevolezza parziale, diede impulso alla trasformazione della disciplina in importante arte marziale giapponese e mondiale. Quella dimostrazione, l’Esibizione Atletica pangiapponese che si tenne a Ochanomizu (Tokyo), durò solo una settimana ma dopo la sua conclusione Funakoshi rimase in Giappone e per quanto ne so non ritornò mai più a Okinawa. La ragione che fornì fu che numerose persone gli avevano chiesto di ritornare in Giappone, ma questo contrasta con altri resoconti che abbiamo, che indicano che la risposta iniziale al suo insegnamento fu modesta. In ogni caso, per qualche tempo Funakoshi risedette in una piccola stanza al Meisojuku, un pensionato per studenti di Okinawa, e per arrivare alla fine del mese dovette accettare lavori occasionali all’ostello, curare il giardino, fare le pulizie e dare una mano in cucina. Non possiamo sapere con certezza che cosa determinò la decisione di Funakoshi di restare in Giappone ma evidentemente non aveva alcun desiderio di tornare a casa. Sembra un po’ strano, ma sua moglie non lo seguì in Giappone e lui non la rivide per 25 anni, fino a quando lei non fu fatta sfollare in Giappone durante la battaglia di Okinawa. Perciò forse non tutto andava bene da quelle parti. Hironoru Ohtsuka (un allievo del Maestro Funakoshi che avrebbe fondato il proprio stile di karate, il wado ryu) sentì dire che Funakoshi aveva dei problemi economici a Okinawa, e che questo è il motivo per cui non vi ritornò, ma questo è poco più che un pettegolezzo; da quello che sappiamo di Funakoshi in Giappone la sua condotta fu sempre esemplare. Quali che siano le ragioni io penso che a 53 anni Funakoshi possa aver visto un’ultima possibilità di farla finita con la sua vecchia, piatta vita a Okinawa e ricominciare da capo da Giappone. E forse soprattutto aveva il genuino desiderio di introdurre “la nobile arte del karate” in Giappone e di vederla diventare un’importante parte del budo. Sensei Funakoshi in realtà aveva già fatto un viaggio in Giappone, dando una dimostrazione dell’arte a Kyoto nel 1917. Le circostanze di tale viaggio sono oscure e io non sono mai stato in grado di ricostruirne un resoconto preciso. In ogni modo Funakoshi tornò a Okinawa dopo un breve soggiorno, ma da questo momento probabilmente concepì la possibilità di insegnare karate in Giappone. Quando il principe ereditario Hirohito visitò Okinawa nel 1921, e venne organizzata una dimostrazione di karate alla sua presenza, Norikazu Kanna (capitano della nave del principe e abitante di Okinawa egli stesso) suggerì a Funakoshi che un’arte di tale bellezza avrebbe dovuto essere introdotta nel Giappone continentale. Funakoshi scrisse a un conoscente, Saburo Kinjo, e forse fu con l’aiuto di Kinjo che venne invitato a partecipare alla Mostra Ochanomizu. Poco dopo il festival sportivo, a Funakoshi venne chiesto di dare una dimostrazione nella sala di judo del Kodokan, davanti a Jigoro Kano e ai suoi istruttori anziani. Per assisterlo, prese con sé Shinken Gima, un venticinquenne di Okinawa residente a Tokyo, che aveva studiato karate col famoso Kentsu Yabu. I due karateka si aspettavano di dimostrare davanti ad alcuni istruttori di judo e furono un po’ stupiti di trovare un pubblico di duecentocinquanta persone in attesa della loro comparsa. Funakoshi dimostrò il suo kata preferito ‘Kushanku’, Gima eseguì ‘Naihanchi’, ed insieme mostrarono applicazioni di tecniche di karate. Gima ricorda:
“Quando arrivai al Kodokan con Funakoshi sensei non c’erano solo gli anziani a salutarci ma il Direttore Jigoro Kano in persona. C’erano anche più di 80 membri della sezione Tominshoku del Kodokan, perciò c’erano più di 200 persone radunate per la dimostrazione. Eravamo entrambi sbalorditi. Era naturale che ci sentissimo nervosi perché il Kodokan era considerata la mecca del budo giapponese.”
“Kano sensei era molto interessato al karate e fece delle domande così particolareggiate che Funakoshi sensei talvolta si trovò in difficoltà a rispondere. Credo che, grazie alla nostra dimostrazione al Kodokan, il karate fu introdotto con più facilità nel continente giapponese. In altre parole, il fatto che Kano sensei riconoscesse il karate significò che il karate venne riconosciuto dal mondo del budo giapponese.”
“...Successivamente Funakoshi sensei ed io dimostrammo il karate in pubblico al Dojo di Yagyu-ryu Hekkistukan e anche a casa del vecchio re di Okinawa a Tokyo. Ricordo che visitammo anche la casa del professor Shinjo Tomari dell’università di Keio, anch’egli desideroso di apprendere il karate. Tra coloro che ci appoggiarono ci furono Kano Sensei, Hiromachi Nakayama, il maestro di kendo, il vice-ammiraglio Yakuro Yashiro, e il Barone Shimpei. Tutto questo accadde nell’area di Tokyo.”
Quando Hironoru Ohtsuka, allora istruttore di jujitsu Shinto-Yoshin-ryu si recò all’università Meisojuku per imparare il karate, trovò Gichin Funakoshi che abitava in una stanza piccola e buia vicino all’ingresso dell’edificio. Funakoshi si era appena stabilito in Giappone e non aveva ancora allievi. Pagava un affitto di 10 yen ma faceva fatica a trovarli. Per pagare l’affitto faceva dei lavoretti nell’edificio, distribuiva i giornali nelle stanze, smistava la posta, e qualche volta aiutava in cucina e in giardino. Poco dopo, verso il luglio del 1922, Funakoshi cominciò a insegnare karate a un piccolo gruppo di allievi che avevano sentito parlare di lui col passaparola. Come dojo gli diedero il permesso di usare la sala conferenze di 20 tatami (materassine) alla Meisojuku. Il suo affitto fu aumentato a 15 yen per questa ragione, e così almeno per qualche tempo dovette sbrigare i compiti più disparati nell’edificio. Shinken Gima fu uno dei primi karateka alla Meisojuku e ricordava quanto tutto fosse artigianale all’inizio. Non esistevano per esempio divise per la pratica del karate, e gli allievi si toglievano semplicemente il cappotto e la giacca per cominciare l’allenamento.
Yasuhiro Konishi, che iniziò la pratica del karate alla Meisojuku nel 1923, scrisse che Funakoshi insegnava due ore al giorno,
dalle 3 alle 5 del pomeriggio. I gruppi erano piccoli, da tre o otto allievi per volta. “L’allenamento consisteva solo nella semplice ripetizione dei kata,” ricorda Konishi, “e visto dalla prospettiva di oggi il metodo era davvero alquanto rudimentale.”
In capo a un paio di anni Funakoshi cominciò a insegnare in altre istituzioni e dei club di karate vennero aperti in parecchie università. Questo fu un passo importante perché i club universitari furono un fattore vitale nello sviluppo del karate giapponese. Lo spirito giovanile degli studenti diede all’arte un’iniezione di sangue fresco e molti dei migliori karateka giapponesi uscirono da questi club. Il karate di Okinawa fu introdotto in un Giappone che aveva una propria tradizione di arti marziali, per di più una tradizione che era molto più approfondita ed estesa di quella di Okinawa.


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