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Analisi critica sulla gestualità motoria del karate.

Analisi critica sulla gestualità motoria del karate.

Eventskarate 02 novembre 2021

Giorgio D’Amico

In questo luogo periodo di lockdown mi sono ritrovato con i miei pensieri rivolti alla cosa che ormai mi appassiona da quasi 50 anni ( Gennaio 1973 Gennaio 2023 ) il karate.

 

E di come poteva essere la ripresa, il mio pensiero andava verso i miei allievi, ma non verso gli agonisti loro hanno le competizioni per motivarsi, il mio pensiero andava verso tutti i tecnici che dopo una giornata di lavoro trovano il tempo ( magari togliendolo ai familiari) per venire in palestra.

Mi sono sentito il dovere di trovare un metodo di lavoro per poter svegliare la loro curiosità e trasformarla in motivazione, per poterci ritrovare per tre volte a settimana e continuare a praticare ancora con entusiasmo e gioia.

Da qui ne è venuto fuori un confronto basato sul dialogo con test di pratica etc.. ne è venuto fuori un’analisi che l’ho denominata;  ANALISI CRITICA  SULLA  GESTUALITÀ DEL KARATE  su gli arti superiori e come va distribuito  il peso corporeo, quali  sono le parti del cingolo scapolo omerale ( non muscoli ) che fanno eseguire correttamente un pugno/choko tsuki,una parata alta age uke o jodan uke/ un gedan barai/ucci uke etc… come va distribuito il peso corporeo per eseguire una difesa o un attacco forte .

E mi sono chiesto se tanti praticanti si sono mai fatto questa domanda.

La risposta  vedendo come ancora tanti eseguono gli tsuki o le parate  è stata negativa.

Quindi l’analisi critica sulla gestualità delle tecniche di karate vuol essere soltanto un principio di valutazione su i gesti motori della nostra disciplina.

Questo è un sunto che può essere utile.

                                                       ANALISI CRITICA DELLA GESTUALITÀ DEL KARATE

Arrivati ad un certo punto di anni di pratica, per poter migliorare bisogna capire dove stanno i problemi sulla gestualità di conseguenza sull’esecuzione, valutandone tutti gli aspetti e perché questi non sono funzionali.

Un solo punto di vista non è sufficiente e risulta limitante.

Così come un’ampia visione potrebbe fornire una  quantità di informazioni che potrebbero rilevarsi eccessive e fuorvianti.

Quindi ci dobbiamo porre delle domande che dovranno darci delle risposte, che si possono trasformare in una metodologia corretta attraverso una periodizzazione dell’allenamento.

Tutto ciò rappresenta il fulcro dello studio vero e proprio che si basa principalmente su concetti scientifici e non empirici, senza farsi influenzare su delle informazioni personali.

A questo punto si deve entrare nel merito dei singoli gesti ed eseguirli con spirito critico valutandone la loro funzionalità  sia per qualità che per efficacia.

E tutto ciò che ne verrà fuori ci potrà tornare utile per migliorare il nostro allenamento quotidiano e il nostro stato di salute.

Creando una sintesi applicativa ovvero attraverso le informazioni ricevute si potrà fare una selezione

 ( questo va bene, questo non va bene)  ed associare le prove scientifiche alla nostra esperienza sul campo

 ( ovvero allenamento) capire la loro funzionalità e capacità di applicarle.

Tenendo presente che al centro di tutto ciò c’è il praticante, di conseguenza dobbiamo tener conto di tanti fattori: in primis capacità fisiche e  strutturali in modo tale che la pratica non genera traumi con posture sbagliate.

Prima dell’avvento di internet non c’era nessuna possibilità di informazione solo qualche libro o rivista, di conseguenza bisognava credere per forza a ciò che ci dicevano.

 Oggi purtroppo all’epoca di internet tanti sono rimasti ancorati su concetti obsoleti,  con tutto ciò che oggi ci sono seminari di ogni genere di pratica,  ma sempre sulla falsa riga di tanti anni fa, e quando proponi concetti scientifici ti guardano con occhi  strani e il loro pensiero è: ma tutto ciò che c’entra con il karate.…e far comprendere loro  che la pratica si basa su concetti scientifici e assai difficile.

In conclusione e necessario un lavoro di team con competenze trasversali, ( e non maestro tuttologo) ragionando per esclusione eliminando tutto il superfluo e focalizzarsi attraverso test specifici su principi più realistici.

Se tutto ciò si realizzerà si avrà una pratica perfettamente applicabile nella realtà. 

Quindi operare su scelte di natura scientifica consente di continuare a praticare con consapevolezza in cui la competenza  e la principale ed efficace chiave di successo

Maestro Giorgio D’Amico direttore Squadre nazionali

coordinatore coach FKI.

 Membro della commissione tecnica WFF.

 

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