Ennio Falsoni

Nella fotografia, da sinistra: Rosario Capuana, Nino Tammaccaro, Luigi Zoia, Enzo Montanari, Angelo Parisi, Beppe Perlati, Bruno Baleotti, Ennio Falsoni, Rodolfo Ottaggio

“La storia del karate italiano, una storia esemplare”

“Era giunto in Italia, proveniente dal Belgio, uno dei suoi stessi maestri, nonché amico): Taiji Kase. Lo avevo già visto in azione al Jigoro Kano, dove era venuto per tenerci uno stage nei primi mesi di pratica, e lo trovavo esteticamente meno pregevole di Hiroshi Shirai, ma assolutamente fantastico in quanto ad efficacia, velocità e qualità umane. Kase era stato meno fortunato di Shirai: aveva avuto dei problemi in Belgio ed era stato costretto ad andarsene. In Giappone aveva due figlie e una moglie da mantenere. Shirai gli offrì la possibilità di restare a Milano e lavorare con lui. Gli offrì quella palestrina in via Piacenza che originariamente avremmo dovuto condividere. Ne fui felice, anche perché ebbi la fortuna di allenarmi quotidianamente con quei due straordinari interpreti del karate e trarre grande giovamento dai loro insegnamenti. Era l’aprile del 1967.

Ritrovai così gli amici di palestra che avevo momentaneamente lasciato: lo stesso Luigi Zoia, Enzo Montanari, Nino Tammaccaro, Angelo Abbruzzo (tutti di Milano), nonché i bolognesi e i genovesi di sempre: Baleotti, Balzarro, Perlati, Parisi, Ottaggio, Sasso, che regolarmente continuavano a fare la spola da Bologna e Genova per l’aggiornamento tecnico. Eravamo davvero un gruppo di ottimi karateka. In soli due anni avevamo fatto enormi progressi, grazie ovviamente ai ferrei insegnamenti di Hiroshi Shirai che poteva essere criticabile per certi aspetti del suo carattere ma era inattaccabile sul piano dell’impegno personale nel suo lavoro, che portava avanti con metodo e grande scrupolo. Allora aveva certamente un obiettivo: quello di creare rapidamente qualche buon elemento per sviluppare la promozione e la divulgazione del karate. Un solo maestro, per buono che sia, non può fare più di tanto. Ha bisogno di agenti che diffondano il suo prodotto. E’ quello che gli riuscì di fare.

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