
M° Aurelio Bonafede
La parola equilibrio ci fa pensare a qualcosa di stabile, ma i sinonimi più coerenti di stabile sono: fermo, saldo, fisso, bloccato.
In una attività in movimento, come quella delle arti marziali (e di molte altre discipline sportive dove la rapidità dell’azione è fondamentale), il nostro equilibrio, inevitabilmente, deve essere riferito ad un pensiero completamente opposto a quello della stabilità; la postura principe sarà quella dell instabilità, quindi : l’addestramento dovrebbe, essere mirato alla “gestione dell ‘instabilità “.
La stabilità è congenita] delle nostre insicurezze, tanto è che, nel momento del pericolo, la prima cosa che facciamo per istinto conservativo, è cercare la stabilità, allargando la base dei piedi e conseguentemente ci abbassiamo sulle gambe, con tutti i nostri sensi attivi, si, pronti all’azione, ma, inconsciamente, immobilizzati a terra.
Questo comportamento primitivo ci dà sicurezza, pone il cervello in una specie di quiete momentanea.
Un comportamento istintivo, dettato dal cervello atavico rettiliano, ci incolla a terra, per essere pronti ad affrontare qualsiasi cosa avvenga.
Tale comportamento nacque in un ambiente situazionale che non è più il nostro attuale; immobilizzandoci ed accovacciandoci cercavamo di nasconderci agli occhi del nemico, del predatore 0 della preda, mimetizzandoci con l’ambiente circostante ci rendeva invisibili e pronti all’azione.
Attualmente potrebbe essere un comportamento necessario ad esempio per un cecchino, un militare in situazioni di guerra, ad un cacciatore ma non idoneo a chi pratica discipline dove la velocità di azione e soprattutto di reazione, deve avere una risposta immediata, dove il “‘nemico” di fronte a noi è pronto all ‘azione.
La postura gambe ampie e baricentro basso è un portamento che ci illude di essere grandi, forti e carichi di energia ma non è altro che l’espressione dell’insicurezza del momento, una recita per dare I ‘impressione di essere più grandi piùforti, stesso tipo di atteggiamento usato da diversi animali.
I maestri del passato ci hanno tramandato diverse posture che pratichiamo sia nei Kihon e, specialmente, nei Kata ma che scompaiono durante un Kumite libero non condizionato.
Queste posture ampie, che in certi ryu, sono ampissime, sono molto utili per potenziare la nostra muscolatura, ma non sono l’ideale per un reale confronto.
Molti diranno che lo fanno tutti, specialmente i maestri venuti dall’oriente; purtroppo, i comportamenti uniformati, negano la possibilità di confronto, proprio perché lo fanno tutti, non ci si accorge del malinteso e non si è stimolati a fare ricerca per individuare un sistema migliore, più semplice e più efficiente, magari meno appariscente, ma realmente efficace.
Nel mio insegnamento ho sempre tenuto conto di quello che predico da più di cinquant’anni, però, la moda mi ha sempre remato contro; ciò che dirò di seguito, mi accadeva spessissimo .. portavo i miei giovani allievi in gare “ufficiali” e non, il risultato era sempre ottimale: una percentuale alta del mio
gruppo andava sul podio, molti sul primo.
Tornati dai tornei già dalla prima lezione, pian piano iniziavano subito a cambiare il loro modo di approcciarsi al confronto, le posture si ampliavano, apparivano gli zompetti, quando cercavo di riportarli al mio pensiero la risposta era sempre la stessa: maestro lo fanno tutti!!!
Anche dopo avergli fatto notare con il mio metodo non avevano perso ma vinto, purtroppo la maggior parte perseverava nel loro cambiamento più scenografico.
Questo mi ha fatto sempre pensare a cosa c’era di sbagliato nel mio insegnamento e sono arrivato sempre alla solita conclusione, troppa democrazia, cioè non ho mai imposto il mio pensiero, l’ho sempre condiviso per dare ad ognuno la possibilità di crescere con le proprie idee senza plagio alcuno.
Non so quanti hanno mai considerato che i maestri di Okinawa a cuifacciamo riferimento non erano e non sono dei giganti e per quello che la loro postura ci appare molto larga e bassa; imitandoli, per noi caucasici, la postura diventa grandissima e bassissima che sommata alla nostra stazza non ci aiuta negli
spostamenti rapidi.
Ribadendo, le posture ampie e basse sono allenanti per potenziare la muscolatura delle nostre gambe. appaganti e molto scenografiche da guardare ma scarse nella pratica reale, la loro scarsa qualità sarebbe più visibile se si confrontassero con praticanti di posture diverse.
Oggi, parlando di tecnica con un caro amico, quando gli ho chiesto di prendere una posizione per poi effettuare una serie di pugni, la prima cosa che ha fatto, da in piedi, ha piegato le ginocchia, il condizionamento ricevuto negli anni ci ha talmente condizionati che qualsiasi cosa facciamo ci raccogliamo sulle ginocchia.
L ‘equilibrio precario ed il suo controllo è la via per la massima mobilità e la massima attenzione.
La stabilità, ove fosse necessaria, deve durare non di più dell ‘attimo che serve per attuare la tecnica, di difesa o di attacco, ma alla sua conclusione per essere rapidi e pronti al proseguimento dell’azione, è necessario ritornare “instabili” quindi tutto inizia in piedi e tutto termina in piedi; ovviamente le posture tramandateci più o meno larghe o basse che siano, certamente sono utili ma esclusivamente nell’attimo dell’utilizzo della tecnica, sia di difesa che di attacco.
La pratica del trittico dei kata Naihanchi, anche se in modo molto criptato, è adatta ed allenante per i fondamentali dell’equilibrio stabile ma ancor più nel governare i passaggi intermedi per la loro instabilità.
Racconto un aneddoto accaduto nel 78 quando ero a Tokyo ad allenarmi nel Dojo del MO Gogen Yamaguchi.
Ero stato invitato ad una seduta (quasi privata), ero con il fratello del MO Iwao Yoshioka, Satoru;
sul tatami eravamo soltanto in cinque, uno dei cinque era un ragazzo svedese un atleta alto 185 cm.
Terminato l’allenamento, mentre ci facevamo la doccia, l’occhio mi andò sulle sue parti intime, probabilmente per il colore preponderante colore blu intenso che si allargava con sfumature giallo verdognole, gli chiesi cosa gli fosse accaduto e lui mi rispose che durante gli scambi culturali (kumite) i compagni “amichevolmente” lo colpivano sempre con il kinteki-geri e quello era il risultato.
Riferendomi alla sua guardia larga e bassa che gli avevo visto praticare durante l’allenamento, il mio fu un consiglio spontaneo e gli dissi: scusa ma non mai hai pensato di cambiare la tua postura?
Con la tua morfologia di 1,85 ne avresti solo dei vantaggi.
La sua risposta mi lasciò basito: forse hai ragione ma io faccio Goju-ryu.
II Karate è un ‘arte, una disciplina il cui obiettivo è il benesserefisico e la nostra efficienza; gli stili (Ryu) sono nient’altro che metodologie di insegnamento, non sono credi religiosi da non trasgredire, la pratica e l’esperienza deve portarci ad indossare il proprio abito personale, dato che ognuno di noi è un universo a se stante, sia morfologicamente che mentalmente.
Si inizia imitando, si cresce e si matura mettendoci del nostro.
Buon Karate a noi tutti.
M° Aurelio Bonafede
1 Cè una spiegazione di quello che accade al sistema neurologico nel momento in cui si ravvisa il pericolo e molto altro inerente alla postura, equilibrio sul testo di Moshé Feldenkrais. “IL CORPO E IL COMPORTAMENTO MATURO” edizioni Astrolabio