
Sean Henke
Ancora una volta mi vedo costretto a perdere tempo per rispondere ad un maestro di Karate che dall’alto del suo piedistallo si erge ancora una volta ad anacronistico censore, inelegante moralista di gradi e qualifiche che la nostra federazione avrebbe conferito ai suoi associati.
Per natura non scredito mai l’operato degli altri, anche quando sono in disaccordo, ma difendo la federazione quando viene attaccata. Questa è la seconda volta che devo intervenire; spero non vi sia una terza…
Partiamo dall’unica verità: la nostra federazione, attraverso una attenta valutazione e con le giuste decorrenze, conferisce onorificenze ad atleti e maestri affiliati. Solitamente da 6° Dan, in quanto gli esami terminano con il programma di 5° Dan; una pratica abituale per tutte le organizzazioni di arti marziali.
Come ogni anno queste onorificenze si concentrano allo stage tecnico nazionale di Gaeta alla fine di settembre, un momento di aggregazione dove lo studio del Karate si abbina allo svago che può offrire una località balneare.
Le motivazioni che spingono il Presidente ed il Consiglio Federale a consegnare tali conferimenti non si riferiscono esclusivamente alla maestria tecnica, ma subentrano anche altri parametri di valutazione, tra cui la fedeltà protratta nel tempo, i meriti sportivi legati alla pratica agonistica, la capacità di formare nella propria associazione altri validi tecnici o atleti di prestigio in grado di salire sul podio ai campionati nazionali ed internazionali, la presenza costante agli eventi federali, le qualità che esprimono negli organi in cui vengono inseriti, commissioni che di “stravagante” non hanno niente, ma che hanno dei compiti ben precisi, capaci di innalzare il livello della federazione a cui appartengono e di contribuire a sostenerne le fondamenta. Non ultimo, i valori che queste persone sono in grado di esprimere: educazione, lealtà, rispetto, umiltà. Principi che alcuni maestri, dall’alto della loro effimera saggezza, dovrebbero aver già appreso da tempo e divulgare con particolare attenzione. Soprattutto da chi ha oltre sessant’anni di pratica…
Cos’altro dovrebbe mai dimostrare colui che riceve un grado? Far vedere come si fa il kata Unsu, magari con un salto perfetto da atleta agonista anche quando si è anziani e non si è più nelle condizioni fisiche di farlo?
E poi perché denigrare persone che non si conoscono? Di cui non si conosce il percorso che hanno fatto negli anni, gli studi che hanno intrapreso nell’arco della loro vita, i traguardi che hanno raggiunto?
E’ paradossale che chi si scaglia contro una pratica ordinaria e corretta siano coloro che hanno ricevuto le stesse onorificenze senza batter ciglio. Che vi sia la presunzione di essere gli unici a meritare un grado?
Io capisco che ormai i social sono l’occasione per dar sfogo alle proprie frustrazioni, alle proprie invidie o gelosie, un veicolo per mettere in mostra il proprio narcisismo, a beneficio di qualche “like” dei propri – ben pochi – sostenitori, ma forse certi tecnici, che dimostrano di non aver idea di come gestire una federazione, farebbero bene a insegnare gedan barai invece di parlare di cose che non conoscono, né gli competono.
Certi parametri di valutazione è meglio lasciarli prendere a chi ne è in grado, a coloro che conducono una organizzazione con migliaia di praticanti.
Nella foto il Maestro Gianni Vittonatti che ha iniziato nel 1969, 1° Dan nel 1974 ed oggi, dal 26 settembre 2026, 8° Dan. Soltanto 57 anni di pratica.