
Bacchilega Roberto
Quando un genitore porta il proprio figlio sul tatami, non mi sta affidando semplicemente un ragazzo da allenare. Mi sta affidando una parte del suo futuro.
Ed è una responsabilità che sento profondamente.
Per questo, per me, il karate non inizia dalla tecnica. Inizia dalla persona.
Vorrei insegnare ai vostri figli il rispetto, la disciplina, l’autocontrollo, la fiducia in se stessi e la capacità di rialzarsi dopo ogni caduta.
Vorrei che imparassero che essere forti non significa cercare lo scontro, ma avere la maturità per evitarlo. Che chiedere aiuto non è debolezza. Che controllare la rabbia è una forma di forza.
Perché un giorno cresceranno e noi non saremo più al loro fianco.
La cintura finirà in un cassetto, le medaglie diventeranno ricordi, ma spero che dentro di loro rimanga ciò che hanno imparato sul tatami.
E quando la vita li metterà alla prova, vorrei che ricordassero:
“Cadere non significa perdere. Ci si rialza. Sempre.”
Perché alla fine non saranno le cinture a raccontare chi sono diventati, ma i valori che porteranno dentro.
E se avrò lasciato anche solo un piccolo segno nel loro cuore, allora avrò vinto davvero.