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A proposito di…

I KARATEKA CHE NON SANNO AMARE IL KARATE…

eventskarate22 ottobre 2007

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Di Roberto De Luca     

L’inflazione delle federazioni di karate in Italia, ripropone due questioni, una di ordine politico-economica e l’altra di natura culturale.

La prima è che i nostri recidivi maturi dirigenti è di fatto depenalizzato da anni, nel senso che i vertici federali non vengono quasi mai sostituiti, perché chi li accusa di svariati insuccessi o insoddisfatti non parla esplicitamente. Nei pochi casi in cui vengono avvicendati sono di rado poco influenti. Nei pochissimi casi in cui vengono denunciati, se la cavano con qualche richiamo o peggio indifferenza.

Sono gli assurdi di un Paese che ha il più alto numero di praticanti nel karate, in rapporto alle altre  discipline marziali, ma non riesce a stroncare l’illegalità e il conflitto d’interresse.

L’altra questione è che nessuno insegna ai karateka ad amare il karate. Non parlo dell’amor di stile e delle lagne sulla scuola di appartenenza, argomenti che si lasciano volentieri al revisionismo nazionalista.

Piuttosto dell’amore per l’arte della propria disciplina, così comune e naturale in molti popoli dell’oriente. I giapponesi, per esempio, che sono nel mondo per la difesa delle tradizioni e anche i più generosi nel sostegno culturale ai Paesi europei. Amare il karate fisicamente non è difficile, tanto è ricco di bellezze nella tecnica e storia.

Può non essere immediatamente chiaro a chi vive e lavora per la federazione, ma proprio chi è cresciuto nella federazione sa quanto l’aspirazione alla bellezza sia fondamentale a un ragazzo per sopravvivere nel mantenimento della sua passione. Del resto, gli statuti, giustizia sportiva, regolamenti, vandalismo tecnico in Italia ormai non è più un comportamento periferico, deviante, sotto culturale.

E’ l’atteggiamento prevalente degli appassionati nei confronti delle Arti Marziali.

Basta guardare una gara, un’assemblea Nazionale Federale o Regionale, ridotto a interessi personali, incarichi, convocazioni, polemica e litigi.

Il disprezzo per i vecchi amici, loro maestri, che la dignità umana, pur nell’estrema ignoranza, aveva sempre trattato con rispetto e amore.  

Il rapporto fisico con la propria disciplina è assai più importante e rivelatore dello stato mentale di uno stile di vita del rapporto ideologico con il concetto di federazione. I dirigenti ci parlano del modo di guardare al futuro. La rimozione del futuro è certo un problema centrale del nostro Paese. Altrettanto certo è che prima di amare bisogna conoscere.

Far conoscere il karate ai karateka, discutere del futuro, salvaguardia delle tradizioni, agonismo, metodologie, stili, rispetto nelle proprie scelte, dovrebbe essere il primo obbiettivo di una federazione, associazione.

Di che cosa stiamo discutendo, ogni giorno?         

 

 

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