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A proposito di…

Siamo uomini o caporali?

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Edgardo Sogno

La politica è un’arte difficile, richiede strategie realistiche e tempo proporzionato all’importanza dell’obiettivo che si vuole raggiungere. E’necessario, per chi vuole entrare in un consesso politico, essere disposto a pagare il “prezzo” anche in termini personali, in nome del suo più o meno legittimo desiderio di “arrivare”.

La vita privata non esisterà più, l’avversario politico, legittimamente, userà ogni mezzo (anche al limite della legge) per mantenersi al “posto di comando” ed il Nostro dovrà essere disposto a fare altrettanto. Se ci si scontra con un avversario più forte, e momentaneamente all’apice del potere, si dovranno subire ricatti, pressioni sul luogo di lavoro, dispettucci verso la propria persona, le proprie aziende e verso i propri parenti ed amici.

Ci si dovrà confrontare soprattutto non tanto con il proprio avversario, che molto spesso è una persona in gamba e comunque degna di rispetto, ma contro il mare di mediocrità che, per compiacere “il capo” e per invidia personale, osteggeranno chi sta tentando “… la scalata suicida” alla Poltrona, salvo poi, se il “suicida” riuscirà nell’impresa, a ripudiare prontamente l’ex capo per “baciare il…” al nuovo leader vincente.

La cosa positiva in tutto questo ragionamento è che sia il capo sia l’oppositore politico conoscono il “valore” di questi “satrapi” e li valutano e li usano per quello che realmente sono…

E’ di questi giorni la diatriba tra il Presidente del Consiglio Berlusconi con il suo vice-Presidente Gianfranco Fini e con il Presidente della Camera dei Deputati, Casini. Ora ai più appare incomprensibile come tre grandi amici che si stimano e si rispettano reciprocamente, tre uomini di governo e quindi di grande potere abbiano delle divergenze e le manifestino in modo cosi palese: perché? che motivo hanno? E perché altri personaggi minori della coalizione di governo, magari ministri o sottosegretari, se ne stanno buoni buoni ed anzi stigmatizzano con apparente saggezza, le “gomitate” che Fini e Casini portano al loro amico e leader Berlusconi?

La questione non riguarda solo il presente o solo questa coalizione di centrodestra; qualche anno fa, quando governava il centro sinistra, alcuni capi della allora maggioranza “sgomitavano” e come. Il primo fu Bertinotti, che non entrò nella coalizione, poi se ne andarono i comunisti di Diliberto.

Mastella “sgomita” da sempre ed alla fine fu lo stesso D’Alema che sgomitò a tal punto da prendere l’incarico di Primo ministro al posto di Prodi. Ed anche allora i sottosegretari e molti ministri (dei quali già oggi nessuno ricorda più neanche il nome …) erano buoni e ligi alle direttive del capo “di turno”. Qualcuno potrebbe obiettare che queste cose succedono nei consessi democratici dove esiste una Maggioranza ed una Opposizione e quindi i componenti delle coalizioni sono costretti a compromessi: la Storia ci insegna che non è cosi. Anche nei regimi dittatoriali i vice capi “sgomitano” per avere un loro spazio ed una loro, seppur secondaria, visibilità: Hitler concedeva spesso la platea ai suoi “colonnelli” come Goering o Gobbless, ed anche Stalin organizzava grandiose parate militari per i suoi collaboratori più validi, ai quali riconosceva onori ed incarichi reali: esempi furono il Generale Zukov ed il Ministro Molotov. Fu anzi proprio Stalin a capire, sperimentandolo sulla propria “pelle”, che esautorare o ammazzare tutti gli uomini validi a lui vicini (solo perché in prospettiva potevano fargli ombra) poteva essere un boomerang terribile. Dopo le famose “purghe” degli anni 30 il Partito e soprattutto 1’Armata Rossa rimasero in mano a dei mediocri ma “fedeli” amici di Stalin: il problema fu che a causa di queste epurazioni, i tedeschi arrivarono a 6 km da Mosca, e la Russia (e quindi anche Stalin) rischiò di capitolare. Al termine di questo “trattatello” di politica-storica si può quindi evincere che: 1) chi entra in politica (di governo, militare, sportiva o altro) deve essere disposto a pagarne il prezzo sia sulla sua persona, sia nei confronti dei figli o degli amici; 2) Non deve avere fretta: diceva Carlos Manuel de Cespedes, che le grandi imprese necessitano di tanto tempo… l’importante, aggiungiamo noi, è averlo il giusto tempo; 3) è normale che a cercare il giusto spazio e la giusta visibilità siano Fini o Casini, o nel recente passato D’Alema o Diliberto ed ai tempi dell’Armata Rossa Molotov o Zukov. Il sottosegretario “pinco panco” o il Generale “leccastivali” già avevano raggiunto (per motivazioni utilitaristiche dei rispettivi capi e non certo per loro meriti personali) cariche inimmaginabili, per loro, che figuriamoci se oserebbero “sgomitare” per ambire, anche in futuro, a ruoli di maggior prestigio; 4) fanno bene i vari leader, nei vari momenti storici ad eliminare quasi tutti i loro “colonnelli”, ma qualche colonnello in gamba è opportuno che rimanga nei posti giusti e con la giusta autonomia, magari “circondato” dai vari caporali, promossi per l’occasione al grado di Generale (ma con la dignità e le capacità del soldato semplice), perché altrimenti chi “tira innanzi” 1’Armata? Neanche il capo più megalomane, infatti, si sognerebbe di poter essere in grado di fare tutto da sé e bene e per lungo tempo.

Il dilemma dunque è solo uno: siamo uomini o caporali, come diceva Totò? E per chi è, o si sente Colonnello, è giusto e dignitoso cercare di FARE il colonnello (seppur nel pieno rispetto del programma “politico” dettato dal capo) o sarebbe più conveniente fare comunque il colonnello, magari all’opposizione, aspettando che il tempo (per chi il tempo lo ha) sia “galantuomo”… Oppure non sarebbe meglio imitare il comportamento e le “ambizioni” dei vari Caporali al codazzo del capo? Ma, a questo punto si ritorna al dilemma iniziale: siamo Uomini o caporali?

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