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M° Alberto Schiavoni

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Prima di tutto, desidero ringraziare il maestro Alberto Schiavoni sia per il tempo concesso all’intervista, qualche attimo che avrebbe potuto dedicare al riposo tra il lavoro e la palestra, sia per essermi venuto incontro nella scelta del luogo e dell’orario. Sintomo di serietà e umiltà, qualità troppo spesso rare, purtroppo.

 Prima di tutto, qual è il suo incarico attuale all’interno del Comitato Regionale Lazio FIJLKAM?

Attualmente sono consigliere periferico dal CRL Lazio, ruolo che ormai ricopro da almeno una decina d’anni. Il mio ruolo è quello di responsabile dei tesseramenti, licenze diplomi, gare regionali etc.

 Quando ha iniziato la pratica del karate?

 Ho iniziato nel 1964, presso la palestra Fiamma Yamato di Frascati, con un gruppo di amici. All’epoca praticavo lo stile shotokan. Dopo qualche tempo, sempre con gli stessi amici, continuammo i nostri allenamenti a Roma.

 Quando passò allo stile wado?

L’incontro con lo stile wado avvenne nel 1969. Durante una delle tre visite di Otsuka sensei a Roma, ho assistito ad una impressionante dimostrazione del kata naihanci da parte di un suo allievo: Iwao Yoshioka. Grazie all’interessamento di un amico che conosceva il Y. Toyama, decidemmo di andare ad allenarci presso questo famoso maestro giapponese, che allora  insegnava in una palestra a via Fonti del Clitumno, dando anche una mano per la costruzione della palestra stessa. Data la durezza degli allenamenti, di 7 cinture marroni che eravamo, solo tre decisero di mantenere il grado: io e gli amici Franco Cipriani e Gianni del Nero; gli altri decisero di ripartire dalla bianca.

Lì il destino mi fece incontrare nuovamente il maestro Yoshioka, e insieme a lui un altro giapponese, Sakagami.

Il primo combattimento serio della mia vita lo ebbi proprio con Yoshioka. Allora lo conoscevo solo per quella esibizione del nahianci, ignoravo i suoi incredibili trascorsi agonistici. Comunque il combattimento andò così: ho visto solo un rapido guizzo, poi sono svenuto. Lì finì la mia gloriosa giornata.

I rapporti coi proprietari della palestra però dopo qualche tempo si incrinarono e decisi di tornare nel mio vecchio dojo. Dopo un certo periodo F. Cipriani sposò la sorella di Yoshioka, e il maestro iniziò ad insegnare nella mia palestra.

 All’epoca dell’insegnamento con Yoshioka, come si svolgevano gli allenamenti?

Furono tempi duri, l’allenamento era durissimo, ma alla fine io e Yoshioka divenimmo buoni amici.

L’allenamento consisteva nel riscaldamento, kihon, kata e kumite. Il kumite era il momento della verità, Yoshoka combatteva con ognuno di noi e c’era un grande via vai di praticanti. Gli abbandoni erano molti, poiché la mentalità era quella del combattimento giapponese.

Ora la nostra amicizia si è consolidata ed è passata ai nostri figli. Ci fu un feeling eccezionale anche con Gianni del Nero.

Poi, per motivi che preferisco non approfondire, ci fu un allontanamento, fino a quando rincontrai Yoshioka sul set del film Storia di karaté pugni e fagioli (1973). Da lì ricominciò la nostra collaborazione. Il maestro mi informò della sua intenzione di aprire una palestra a Cinecittà, e mi invitò ad insegnare lì. Io mi occupavo del settore giovanile e lui specificamente del kumite. In quel periodo era l’allenatore della nazionale, e spesso venivano ad allenarsi gli atleti azzurri tra cui Gilardi e Di Luigi. Io mi occupavo anche della formazione dei kata. Tutto questo fino al 1978, anno in cui ho aperto finalmente, insieme a Del Nero, quello che diverrò il Kushinkai Nozoe Dojo a Via La Spezia 63.

 Poi cosa avvenne?

Quando Yoshioka se ne andò, nell’84, arrivò il suo primo Maestro Nozoe, con cui facemmo uno stage. Ci associammo alla sua Kushinkai, e infatti la mia palestra è stata la prima a chiamarsi con questo nome.

 Lei è stato sei volte in Giappone, ci racconti qualcosa di questi viaggi.

 Mi ha colpito molto l’ordine regnante sia fuori che nel dojo. Sono stati affascinanti gli allenamenti in palestre antiche e in palestre di scuole. A Kumamoto, dove risiede Yoshioka, c’è il Budokan. Un enorme struttura a due piani, il primo riservato al kendo e il secondo al karate e al judo. I maestri affittano le sale, che sono immense, e lavorano. Puoi incontrare chiunque. Alcuni maestri erano molto anziani, io ho visto all’opera grandi maestri di kendo e ju-jutsu.

Dopo tanti anni quali sono state le maggiori soddisfazioni?

Dopo tanti sacrifici le maggiori soddisfazioni le sto ottenendo ora dalla Koubukaikan (già presente negli USA in Spagna, Francia, Corea, Paesi dell’Est), fortemente voluta da me e dal maestro Yoshioka.

Vuole illustrarci i contenuti e i fini di questa associazione?

È una associazioni prettamente di Goju-ryu, che è rappresentato dall’VIII dan Tsurumoto Yoshimi (successore di Miyazato), che ne è anche il presidente. L’associazione è nata così: sono andato ad ottobre 2005 in Giappone da Yoshioka  per consolidare la Kushinkai, egli invece mi ha presentato il maestro Tsurumoto, molto motivato a conoscere e organizzare insieme incontri culturali con l’Italia e scambi tra i due paesi. Quando mi ha proposto di essere in Italia responsabile dello stile Goju, mi è venuto da ridere, per me era una cosa impensabile. Allora ho proposto la possibilità di lavorare in Italia anche a livello interstile, e così è nata dopo questa associazione culturale.

Quali sono i prossimi impegni principali?

Ad ottobre è prevista una grossa manifestazione a livello di cultura e arti marziali. Presenti saranno Yoshimi Tsurumoto, l’allenatore della nazionale giapponese Hisao Murase e Iwao Yoshioka. Lo scopo è quello di consolidare l’associazione e far conoscere i maestri. La partecipazione è aperta a tutti e lo spirito d’amicizia è quello che deve unire i nostri amici insieme agli ideali delle arti marziali, infatti è prevista anche la presenza di kendo e aikido. Tsumuroto, tra l’altro è anche esperto di Kobudo.

Allora non ci resta che ringraziarla nuovamente e augurare un grosso in bocca al lupo per la Koubukaikan Italia!

 

 

 

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