Trenta anni…avanti!

eventskarate 26 agosto 2015

Leandro Spadari
Alla vigilia dello start-up della 30° edizione del grande evento internazionale di Lignano, la parola ai due grandi protagonisti di sempre: “Migliorare il livello tecnico” spiega il professor Pierluigi Aschieri, DT nazionale del karate Fijlkam, mentre Roberto Ruberti, Vicepresidente settore Karate Comitato regionale Fijlkam Venezia Giulia, sottolinea “l’importanza della passione”.

 

Se avessimo iniziato questo articolo con la classica frase “trenta anni, e non li dimostra” non avremmo reso sicuramente un buon servizio al 30° Open World Competition ed Internazionali di karate di Lignano Sabbiadoro 2015 (UD), in svolgimento dal 19 al 23 agosto p.v. presso l’accogliente sede del locale palasport Ge Tur… Perché la manifestazione, che ha preso l’avvio nel lontano 1985 con neanche un centinaio di partecipanti, e che oggi sfiora complessivamente i 2000, ha saputo seguire, rectius interpretare ed anticipare di anno in anno i trend e le evoluzioni del karate agonistico mondiale, trovando esplicitazione in un programma tecnico-didattico pertanto mai uguale a se stesso, ma sempre originale e creativo, favorendo la formazione e lo sviluppo di tanti dei migliori interpreti azzurri sia del kata che del kumite.
Per questo diciamo invece che i suoi 30 anni li dimostra tutti, in termini e nell’ottica di quella che è stata nel tempo una crescita, un miglioramento continui, grazie ad un lavoro che non poteva che maturare con paziente attenzione, approfondimento e studio negli anni e con gli anni…
L’edizione in partenza è poi particolarmente ricca di aspetti e temi integranti (Master, disabilità, raduno della nazionale giovanile) che rappresentano la novità nella novità. Tutti tali aspetti, peraltro, hanno trovato ampie presentazioni a cura dei capacissimi organizzatori sui bollettini federali e sulle pubblicazioni online, social compresi. Per cui abbiamo deciso di tralasciarne un approfondimento in questa sede, per dare invece la parola a due personaggi che hanno indubbiamente caratterizzato con i loro apporti la nascita e l’approdo dell’evento sino ai nostri giorni. Il primo di questi due personaggi è il professor Pierluigi Aschieri, 8° dan, DT nazionale del karate Fijlkam, la mente tecnica, scientifica e metodologica cui si devono le intuizioni e la vision dell’evoluzione della disciplina, e la cui firma portano tutti i maggiori successi colti negli anni nell’agone internazionale dal sempre ambizioso e mai domo karate azzurro. Sentiamolo…
”Si è sempre trattato a Lignano, prima ancora a Grado – ci dice, soppesando le parole – di un programma molto mirato, proposto in un momento particolare, prima della ripresa dell’attività stagionale da parte dei club. Dopo lo svolgimento di importanti manifestazioni, quali innanzitutto l’Europeo senior, cui quest’anno hanno preso parte atleti di 51 paesi continentali, l’Europeo giovanile, i primi Giochi olimpici europei di Baku, che ci dicono che il mondo si muove, è l’ora adesso di tirare le conclusioni su quanto accaduto, effettuare un’analisi seria e corretta per individuare le nuove linee di tendenza ed impostare un tipo di lavoro che non ci faccia trovare impreparati ai prossimi appuntamenti. Provando a delineare un quadro d’insieme possiamo sottolineare i seguenti aspetti. Primo. Tutte le nazioni hanno migliorato la condizione fisica, e sotto questo aspetto non si vedono più atleti impreparati. Del resto è un requisito fondamentale visti i ritmi più alti e serrati dei combattimenti, che determinano consumi energetici proporzionalmente più alti. Secondo. I regolamenti di gara cambiano. Consideriamo ad esempio le proiezioni, rispetto alle quali le sanzioni arbitrali adesso “volano”: di conseguenza se ne son viste veramente poche agli ultimi appuntamenti internazionali. Questo modo di dirigere le gare, diverso rispetto al passato recente, ha finito con il penalizzare soprattutto i rappresentanti dei paesi dell’Europa orientale,formatisi spesso con l’ esperienza di lotte locali, in cui le proiezioni svolgevano da sempre un ruolo importante. E ciò comporta la necessità ai fini del risultato di sistemi di combattimento profondamente diversi, soprattutto avuto riguardo ai profili tattici. Terzo. Per quanto riguarda le tecniche di calcio i valori sono da considerarsi più che livellati, per cui la differenza la fa la padronanza delle tecniche di difesa dai colpi di calcio. Per le tecniche di pugno la situazione è da considerarsi stabilizzata quanto ai parametri di esecuzione, ma per quanto concerne la loro valutazione i criteri prevedono molta meno tolleranza,con poco margine di successo pertanto per tecniche men che corrette e decise. Quarto. C’è l’opportunità offerta dalla recente introduzione delle telecamere, ed occorre che i tecnici comprendano perfettamente quali siano i limiti per le verifiche da richiedere con tali strumenti. Quinto. E’ l’aspetto che definirei assolutamente prioritario, quello della qualità dell’azione tecnica. I club in sede locale devono portare avanti un lavoro sugli atleti sempre più preciso e puntuale, le linee guida devono essere colte e sviluppate da subito. Nelle gare internazionali, a Baku, nelle categorie top dei senior – ma pure negli Under 21, sia pur con qualche ritardo di applicazione – si avevano anche quattro aree di gara per una categoria di peso. Ciò significa che nell’ambito di un’ora, un’ora e mezza, si decidono i finalisti. Se si presentano parecchi combattenti, avremo parecchi combattimenti. Ecco che il cerchio si chiude, e riaffiora l’importanza della preparazione fisica in funzione del modello di gara…Ho parlato finora soprattutto del kumite, dove si sono registrate le novità più rilevanti e numerose: per il kata rimane più che valido ovviamente il discorso della qualità tecnica. A Lignano, sede che è stata preferita a Grado per la miglior funzionalità e ricettività delle strutture, sia per il karate che per il kata avremo – mi piace sottolinearlo – quali collaboratori tecnici, in particolare, Roberta Sodero, Luca Valdesi, Anna Devivi, Miso Berak, Aldo Sodero, Francesco Maffolini, Roberto Bacchilega e numerosi altri collaboratori tecnico-organizzativi che mi scuso per non citare; e quali modelli di prestazione Mattia Busato, Sara Cardin, Jelena Kovacevic, Bioran Berak.
– Volendo sintetizzare con una sola frase il senso dell’esperienza, del “modello” Lignano dagli esordi ad oggi, che si sentirebbe di dire?
“Volendo concludere in maniera breve, e ripensando a questo evento dal 1985 ad oggi, direi che in fondo lo scopo, e la natura del suo successo anche internazionale, è stato ed è sempre il medesimo: fornire informazioni nuove e mirate per migliorare il livello tecnico”.
Ed ora è la volta del maestro Roberto Ruberti, “anima” da sempre dell’evento. Uno abituato a combattere, nello sport come nella vita. Uno abituato i problemi ad affrontarli e risolverli. Uno che nei confronti dell’evento, che poi è la sua creatura, ha finito per avere un rapporto affatto particolare: sicuramente di assoluto e catturante attaccamento ed identificazione, al tempo stesso, a volte, quasi di presa di distanza, pressoché come nei confronti di un gioco molto, molto bello, ma che ti accorgi averti preso molto la mano…non fosse però che poi a vincere è sempre e solo un’autentica, meravigliosa passione. Come egli stesso ci dirà nel corso dell’intervista
” Siamo partiti nell’ 85 – ci dice – con 80-100 partecipanti, oggi solo per gli Open 2015 prevediamo di arrivare a 1500 iscritti, sfiorando complessivamente i 2000. Numeri importanti per un evento preceduto nei primi anni ’70, ma con ben minori dimensioni, solo dagli stage nazionali organizzati a Portorecanati dall’allora Fik presieduta dall’avvocato Augusto Ceracchini. Nell’organizzare di volta in volta questo appuntamento, ci siamo sempre posti il problema di andare per quanto possibile incontro alle esigenze delle società partecipanti ed ogni anno abbiamo previsto agevolazioni e facilitazioni per le quote sia di iscrizione che di soggiorno. Certo è faticosissimo rispondere adeguatamente a tante anime, ci siamo dovuti avvalere del supporto di un’Agenzia specializzata, c’è nei rapporti una forte valenza tecnica, affettiva…al tempo stesso non esagero se dico, tra il serio ed il faceto, che per me è una sorta di psicodramma, in cui a volte mi viene di soprassalto la voglia di abbandonare l’impresa, quasi di scappare via…ma poi il piacere prende il sopravvento, si percepisce l’importanza sia dal punto di vista politico che federale dell’avvenimento, dell’incontrare amici e collaboratori e vecchie conoscenze che si riaffacciano e che magari non vedevi più da tanto tempo. Quest’anno, avremo tutti i medaglisti della nazionale giovanile che lavoreranno fianco a fianco con i grandi campioni della generazione immediatamente precedente. Soprattutto vale quel grande spirito di aggregazione che pervade come d’incanto tutta la manifestazione.”
– Una grande soddisfazione ed una grande delusione da questa esperienza trentennale…
“La più grande soddisfazione è stata senz’altro quando abbiamo avuto qui ospiti, nel 2011, 29 atleti e tecnici della Repubblica popolare cinese. Un’idea venuta all’amico e tecnico Fabrizio Grisoni, abituato ad allenarsi in ogni angolo del mondo.I soliti “gufi” predicavano che non ce l’avremmo mai fatta ed invece, superando mille difficoltà, siamo riusciti a farli venire in Italia: è stata la prima ed unica volta per un avvenimento a dir poco eclatante. Abbiamo avuto anche ospite dall’ Australia il presidente per la WKF della Commissione ufficiali di gara: anche di lui si diceva che non sarebbe ami venuto. Una delusione invece non aver potuto portare a buon fine, con lo sviluppo di interessantissimi progetti di collaborazione che avrebbero interessato lo stesso palazzetto dello sport di Grado, il positivo rapporto instauratosi con la principessa Maitha Al Makthum, figlia dell’ emiro del Dubai, appassionatissima praticante di karat, anche lei presente ad un’edizione di anni fa con decine di allievi. A questo appuntamento 2015 avremo rappresentanti di ben 40 paesi, non è certo poco. La mia aspettativa personale? Ho visto e vedo tantissimi ragazzi, anche assolutamente sconosciuti: mi piacerebbe vedere ad esempio un nuovo Stefano Maniscalco, che venne qui all’età di 12 anni imboccando poi una carriera semplicemente eccezionale. Un’altra bella soddisfazione, aggiungo, camminando “con i sogni a fianco” è stata quando siamo riusciti ad organizzare a Trieste, mi piace ricordarlo, anche una bellissima edizione del Campionato europeo giovanile, nell’anno 2008. “
– In definitiva, qual è il segreto del successo di Roberto Ruberti ?
“ Credo che si possa parlare di successo quando la passione messa da me “passa” alla intera squadra dei collaboratori, come Idea: il mio merito in tal caso è quello di essere riuscito a comunicare, appunto, una passione forte. Perché è la passione che supera tutto. Sembra una banalizzazione ma non lo è. I contenuti e le caratteristiche, il format degli Internazionali possono essersi e si sono modificati ed evoluti, ma in un’ideale staffetta con il domani, se potremo trasmettere il testimone ad altri, se saremo riusciti a divertirci organizzando tutto al meglio, sarà esclusivamente tutto per merito di una grande e travolgente passione!”

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