Condizionamento fisico

Eventskarate 03/06/2020

Dr. Lucio Maurino
Docente Scuola dello Sport CONI Campania
Movement & Performance Specialist

 Dalla fisiologia sappiamo che il condizionamento fisico è la capacità di allenare i propri movimenti ad un grado di tensione diversa da quella normale, ottenendo una migliore risposta neuromuscolare (tono), una migliore resistenza (endurance) ed un miglior stato nutrizionale (trofismo).

 

Esso ha delle leggi semplici e ben precise: Esito, Adattamento e Progresso.

Indipendentemente dalle proprie convinzioni, ogni atto che si esegue produce un risultato (SAID). Quando un’azione viene ripetuta, provoca un adattamento e, una volta sostenuta, progredisce su quell’adattamento (GAS).

Questo fenomeno si è perso in molti approcci pseudo-scientifici alle Arti marziali e al Fitness, specialmente osservando quelli che danno maggior risalto agli esercizi a corpo libero rispetto ai pesi. Si afferma, infatti, che piegamenti, squat e sit-up eseguiti in forma “lenta” sono “superiori” perché non lasciano tensione residua nel corpo. Si sostiene, inoltre, che strumenti come kettlebell e clubbells sono controproducenti per le prestazioni e non sono salutari. Ci si riferisce ad un “allenamento basato sulla tensione” e tuttavia eseguono questi esercizi a peso ridotto. Praticamente si assiste alla visone di un ossimoro (figura retorica consistente nell’accostare, nella medesima locuzione, parole che esprimono concetti contrari).

La resistenza è nient’altro che resistenza. Strumenti ed esercizi producono tensione. La meccanorecezione del corpo non ha una risposta diversa per i bilancieri, i kettlebell, i clubbells, i sacchi di sabbia e il peso corporeo; non può distinguere tra loro. Ha tre sensi: cinestetico, posizione e tensione/forza. In quanto tale, il corpo conosce solo i gradi di tensione.

Il nostro organismo, in realtà, non sa nemmeno cos’è il rilassamento. Essere vivi significa essere tesi. Non esiste un “completo rilassamento”; c’è una tensione adeguata ed appropriata, definita come tensione (reclutamento) selettiva nel linguaggio delle Arti marziali.
Anche un osso ha tensione. Il rilassamento è un mito, o meglio un polo che non potrà mai essere raggiunto prima della morte e della totale disintegrazione di tutta la materia corporea.

NON ESISTE l’approccio interruttore a levetta on/off “alta tensione”. Il rispetto per la tensione è necessario piuttosto che da evitare. La tensione è la forza vincolante della natura. È la nostra relazione con il mondo: la nostra Tensegrità.
Tutti gli esercizi e gli strumenti, se usati sufficientemente per generare un adattamento, lasciano la tensione residua. Rilasciare questa tensione residua non è il ruolo principale del particolare generatore di resistenza (strumento, esercizio, etc,), ma è piuttosto un aspetto separato dello sviluppo ciclico. Questo è il regno dei metodi di recupero attivo e passivo: riposo, sauna secca, bagno turco, idromassaggio, yoga, allenamento dinamico della respirazione, allenamento della mobilità e allenamento vibratorio.

Dunque quando le articolazioni non sono allineate e bloccate è sconsigliato mantenere la posizione assunta per più di 3-4 secondi. Immaginate di avere un manubrio in mano, con braccio flesso (angolo ottuso), i gomiti (e quindi l’articolazione) non sono allineati e bloccati nella posizione, il che significa che il tessuto connettivo, e tutto ciò che vi è intorno, assorbe da solo la tensione muscolare. Il micro strappo generato dal movimento si accumula, portando a compensazioni e, infine, a lesioni. Questa linea guida non si applica alle prese come quelle in cui tutte le articolazioni sono in posizione chiusa (angoli acuti).

Questo è anche il motivo per cui l’allenamento di resistenza eseguito in forma lenta è dannoso. L’effetto cumulativo si tradurrà in un infortunio, forse non alla fonte locale dell’inserzione, ma alla fine in qualche altro sito.
Questa osservazione supporta la natura balistica/esplosiva del sollevamento con kettlebell o clubbell. La ricerca nel ciclo di accorciamento dell’elasticità suggerisce che il corpo è progettato per lo stress balistico/esplosivo (Komi, P.V., Forza e potenza nello sport 1992; p169).

Il tessuto connettivo è progettato (concetto di tensegrità) per assorbire il carico veloce. Il caricamento lento deforma il tessuto (plasticità), deformandolo in modo permanente e destabilizzando così le articolazioni. I movimenti balistici/esplosivi fanno il contrario, cioè stabilizzano le articolazioni.

Sebbene le dichiarazioni pseudo-scientifiche degli aderenti all’allenamento lento affermino che “l’allenamento di resistenza lenta aumenta la forza dei tendini”, in realtà accade esattamente l’opposto. È semplice fisiologia 101 (cioè fisiologia applicata).

La verità è nella continua formazione. Quando trovi il tuo corpo che si oppone a una serie di dolori, di diversa tipologia, fidati di questi segni. Fidati del tuo intuito. Il tuo corpo CONOSCE TUTTO QUESTO meglio di NESSUN ALTRO.

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