Tratto da Budo, la Via Spirituale delle Arti marziali, di Werner Lind – Ed. Mediterranee, 1996

Il Budō (武道) è la via marziale giapponese. Il termine è composto dagli ideogrammi kanji bu (武) e dō (道), che si possono tradurre come “Via marziale“, “Via della guerra“, oppure “Via che conduce alla pace“, “Via che conduce alla cessazione della guerra attraverso il disarmo“.

Infatti l’ideogramma “bu” 武 è internamente composto dai due ideogrammi, hoko (戈) e tomeru (止) che nella lingua giapponese significano:

hoko (戈): lancia, alabarda

tomeru (止): fermare, arrestare, lasciare, cessare

Da cui bu (武) nella lingua e nello spirito della tradizione giapponese, significa letteralmente “fermare, arrestare, lasciare le lance“.

L’ideogramma dō (道) significa letteralmente “ciò che conduce” nel senso di “disciplina” vista come “percorso“, “via“, “cammino“, non in senso fisico ma piuttosto etico e morale.

Uscendo dal significato strettamente letterale, il termine “lance” assume il significato più ampio di “armi” e quindi quello traslato di “guerra” o “combattimento“, mentre il termine “fermare” assume il significato traslato di “cessare“.

Nella concezione della tradizione marziale giapponese, quindi, il significato del termine bu implica quello di “abbandono delle armi” e quindi di “disarmo” e non di “guerra“.

L’interpretazione moderna delle arti marziali come sport ha poco a che fare con la Via originale di queste arti.

Ogni Via autentica porta alla libertà della persona: non alla libertà dai dogmi, tanto meno a quella dalle convenzioni; le regole ed i divieti esistono, naturalmente, anche per l’uomo libero poiché essi rappresentano l’unica possibile organizzazione della vita sociale.

Però la Via che porta all’individualità legittima perde ogni vincolo per unirsi attraverso il riconoscimento di se stessi ad un significato interiore. Qui comincia la libertà ed è caratterizzata da un continuo liberarsi da vincoli del pensiero convenzionale.

L’impegno personale è enorme. Questo consente di liberarsi dalle catene della forma.

La pura imitazione di una forma, sia essa sapere o potere, non ha mai senso.

Percorrendo una via come questa l’uomo non esercita la tecnica per nessuno scopo particolare, ma si esercita a mantenere il contatto costante con l’ideale più alto possibile.

Ogni esercizio contempla il tentativo di far uscire l’individuo dai limiti del suo piccolo Io.

Un tale esercizio acquista valore solo se privo di aspirazioni egoistiche, se eseguito liberamente senza lo scopo di vincita premeditata.

L’esercizio delle arti marziali si giustifica solo con l’intento di farlo essere l’arte della Via (Do).

I vari sistemi sono solo mezzi attraverso i quali ricercare e trovare il proprio senso di vita.

L’uomo che si lascia andare alle forme senza cercarne il significato non è migliore degli animali.

La Via serve per raggiungere qualcosa più in alto e per contrastare la tendenza a lasciarsi andare agli istinti più bassi.

In assenza di tale significato anche le arti marziali diventerebbero una parodia priva di spirito, fatta di raffinatissime tecniche ed una filosofia intellettualizzata, ma senza valore umano e priva di contenuti.

La pratica nel senso del Budo non è la forma, ma la realizzazione degli uomini.

Non è uno sport in cui bisogna misurare le capacità raggiunte nella competizione, ma è una riflessione sui valori umani.

Nelle arti marziali la tecnica è un mezzo, nello sport è lo scopo.

Lo scopo degli antichi maestri era quello di liberarsi della fondamentale paura della morte, proprio attraverso la pratica delle arti marziali.

Essi riconoscevano anche che uccidere, come veniva insegnato dall’antico Bujutsu, non permetteva di risolvere questo problema; perciò trovarono nella filosofia Zen il mezzo per raggiungere il loro scopo.

Essi sospesero la battaglia con il loro nemico e la rivolsero contro il proprio Io. In questo consiste anche oggi il grande valore del Budo.

Mentre i Maestri rivolgevano contro se stessi i medesimi metodi che utilizzavano contro il loro avversario, nasceva un’arte della vita proprio dall’arte marziale della morte.

Un esercizio severo divenne il mezzo per scoprire i limiti fisici e spirituali e per rivolgere il desiderio di ricerca, innato nell’uomo, al perfezionamento delle sue capacità interiori.

La pratica del Budo può condurre l’uomo all’armonia con se stesso e il mondo.

Attraverso il superamento dell’Io, che vale come importante presupposto per la Via, egli può imparare, nella pratica, a riconoscere se stesso e a realizzarsi come uomo. Se il praticante dovesse respingere questa condizione e cercare invece la perfezione formale, egli non potrà riconoscere la Via.

Tratto da Budo, la Via Spirituale delle Arti marziali, di Werner Lind – Ed. Mediterranee, 1996

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