Coni, si gioca sempre la partita delle vecchie glorie

Eventskarate 19 dicembre 2012

Rizzo Sergio (17 dicembre 2012) – Corriere della Sera

Il caso Lello Pagnozzi verso la presidenza al posto di Gianni Petrucci. Si riapre il dibattito sull’immobilità delle nomine.

S e, come sembra, andremo a votare a febbraio, la scelta del nuovo Parlamento precederà di qualche giorno altre elezioni: seppure non così decisive per le sorti dell’Italia, comunque fondamentali in un Paese di sportivi. Parliamo della presidenza del Coni, che attraverso la controllata Coni servizi gestisce 411 milioni di euro pubblici, ed è l’unico ente che in tempo di vacche così magre si vedrà aumentare nel 2013 il budget: più tre milioni. L’attuale presidente Gianni Petrucci, 67 anni, è rimasto in carica tanto a lungo da ritrovarsi pensionato. Ex Federcalcio, ex manager-meteora della Roma di Giuseppe Ciarrapico, è salito ai vertici del Coni nel 1999 direttamente dalla Federazione basket. Al cui timone, una volta lasciata la presidenza del Comitato olimpico, dovrebbe ora tornare. Perché in una società gerontocratica come la nostra, dove nessuno molla mai e i posti di comando sono riservati preferibilmente ai pensionati, funziona così. E ancor di più in un mondo finora impenetrabile e autoreferenziale, condito da conflitti d’interessi a testata multipla e intrecci con la politica, come quello delle alte gerarchie sportive. Inutile dunque meravigliarsi, tanto più scorrendo l’elenco dei presidenti delle varie federazioni. Dove ci sono casi di longevità ancora più strepitosa, come quello di Matteo Pellicone, 77 anni, al nono mandato da presidente della Federazione arti marziali, al cui vertice si è insediato nel 1981: mentre al governo si alternavano Arnaldo Forlani e Giovanni Spadolini, la politica era scossa dalla pubblicazione delle liste della P2 e a Miami ci lasciava le penne Bob Marley. E siccome l’altra regola tipicamente italiana è il cumulo degli incarichi, ecco che stando al Codice civile Petrucci potrebbe mantenere ancora per un anno e mezzo (scade con il bilancio 2013) pure la presidenza di Coni servizi, che gli dà diritto a 184.500 euro lordi l’anno, da sommare ovviamente ai 176.321 euro dell’indennità di presidente del Coni, e alla pensione (immaginiamo più che dignitosa). La busta paga da sindaco di San Felice Circeo, dove Petrucci è stato eletto alle ultime amministrative, almeno quella è invece congelata. Chi dovrebbe prendere il suo posto alla testa del Comitato olimpico, un anno esatto dopo lo scorno della mancata candidatura di Roma ai Giochi del 2020? Si sono candidati Giovanni Malagò, presidente del circolo Canottieri Aniene nonché patron della Samocar (la concessionaria romana di Ferrari e Maserati) e Simone Gambino, ex presidente della Federazione cricket. Qualcuno ha fatto circolare anche il nome della campionessa olimpica di scherma Valentina Vezzali. Ma l’identikit del prossimo presidente è già tracciato, come in ogni successione dinastica che si rispetti. Si tratta di Raffaele (Lello) Pagnozzi, classe 1948, attuale segretario generale del Coni. Lo è dal 1993. È rimasto in carica così a lungo da ritrovarsi anch’egli pensionato. Non solo: da quando Coni servizi è stata costituita, lui ne è l’amministratore delegato. Guida in tandem con Petrucci un consiglio di amministrazione costruito con il bilancino della politica più stantìa. Con loro, oltre al settantaduenne Romolo Rizzoli, da vent’anni presidente delle Federazione bocce, ci sono Claudio Gallo, in quota Lega Nord, e Riccardo Andriani, ex amministratore delle società immobiliari di Alleanza nazionale, un passato nel Fronte della gioventù. Nel collegio sindacale non poteva quindi mancare l’onnipresente Antonio Mastrapasqua, designato presidente dell’Inps dal governo di Silvio Berlusconi,.Incalzato dal nostro Daniele Dallera, il quale gli ha ricordato sul Corriere che c’è chi ha bollato la sua scalata alla presidenza come «il vecchio che avanza», Pagnozzi non ha fatto una piega: «Siamo un esempio di innovazione. La rottamazione mal si concilia con il Coni». Sarà. Ma è indubbio che al Comitato olimpico, come in certi partiti politici di casa nostra, bisognerebbe spalancare le finestre. C’è bisogno almeno di ricambiare l’aria. O no?

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