Baku 2015, un medagliere ingannevole: poche luci e tante ombre per l’Italia

Eventskarate 30 giugno 2015

Posted on 28 giugno 2015 by Federico Militello at 15:21 in All Sports, Editoriali, Rubriche

47 podi complessivi, 10 ori, 26 argenti, 11 bronzi. Sesto posto finale nel medagliere. A prima vista, una prima edizione dei Giochi Europei decisamente positiva per l’Italia, almeno dal punto di vista quantitativo. Tuttavia va sottolineato come la competizione appena conclusa a Baku non possa offrire un quadro veritiero e ragionevole sul reale stato di salute dello sport azzurro.

 

E’ stata una competizione atipica, complicata da decifrare. Nello stesso calderone si sono mescolate gare dove era presente davvero il meglio del Vecchio Continente, altre infarcite di seconde e terze scelte, fino ad arrivare ad alcuni sport riservati esclusivamente agli juniores (pallanuoto, tuffi, nuoto, nuoto sincronizzato). Da stendere un velo pietoso, poi, sull’atletica: in sostanza si è svolta una gara valida per la quarta serie dell’Europeo per Nazioni (dunque con compagini come Malta, Andorra, Lussemburgo, etc.), ovviamente il cui podio era valido in ottica medagliere…Si chiamano Giochi Europei, in pratica sono le Olimpiadi dell’Europa. Ma non può esistere un’Olimpiade senza l’atletica. Una falla che andrà assolutamente risolta in vista della prossima edizione, sempre che venga organizzata.

Prendendo in considerazione quegli sport dove davvero la competitività era elevata, si notano i progressi del tiro con l’arco, con gli azzurri che sembrano finalmente aver metabolizzato i nuovi regolamenti e possono guardare con fiducia ai Mondiali di Copenhagen che assegneranno i pass per Rio 2016. Bene anche la boxe, sebbene sia mancata la ciliegina di un oro. Valentino Manfredonia si conferma ormai un big dei mediomassimi, mentre Vincenzo Mangiacapre e Vincenzo Picardi non hanno mancato l’appuntamento con un podio alla portata. In campo femminile, invece, il Bel Paese ha raccolto due argenti da categorie di peso non olimpiche, dato allarmante che dovrà far riflettere i tecnici.

Benissimo la scherma in un contesto oggettivamente molto modesto. Baku, ad ogni modo, ha messo in risalto l’enorme vastità del movimento tricolore, capace di conquistare medaglie a grappoli anche con le riserve. Conferme anche dal tiro a volo, dove però Jessica Rossi è diventata ormai un rebus di complicata risoluzione. Nel tiro a segno, invece, l’impressione è che l’Italia sia quasi completamente dipendente dalle sue stelle Petra Zublasing e Niccolò Campriani, con quest’ultimo peraltro non entusiasmante (oro perso all’ultimo tiro nella carabina 10 metri, fuori dalla finale nella tre posizioni). Per il resto, non sono arrivate carte olimpiche, con il comparto della pistola che continua a fare una fatica enorme.

Le note positive finiscono qui. Come si può notare, non sono poi così tante. Al contrario, sono numerose le nubi che si addensano sulla spedizione azera dell’Italia. Partiamo dal judo. Il rischio, serio, è che il bronzo della prova a squadre femminile possa rappresentare il classico specchio per le allodole, utilizzato per elogiare un movimento che al contrario annaspa da troppo tempo. Certamente il livello della compagine femminile è discreto, ma nulla più. Odette Giuffrida ed Edwige Gwend, ma di tanto in tanto anche Valentina Moscatt, sono delle judoka di buon livello, capaci in determinate circostanze (giornata di grazia e tabellone favorevole, per intenderci) di dare l’assalto al podio. A Baku non è accaduto, a conferma che le azzurre non possono essere annoverate tra le big internazionali. Gwend, in particolare, dopo l’argento europeo del 2010, dà la sensazione di non essere mai riuscita a spiccare il volo ed il tempo comincia a stringere...Desolante ed inaccettabile, poi, la situazione in campo maschile. Lo spieghiamo con i numeri: su 8 azzurri presenti, 4 sono stati eliminati subito, 4 al secondo turno. Siamo comparse assolute in Europa, un granello di sabbia nel deserto a livello mondiale. Eppure prestazioni simili si erano già verificate negli ultimi anni. Si sta facendo qualcosa per invertire il trend? Dai risultati, sembrerebbe proprio di no.

Realtà pressoché identica nella lotta, con grappoli di eliminazioni immediate. L’unica differenza è rappresentata dalla nuova stella Frank Chamizo, subito a medaglia (argento) al suo primo vero appuntamento internazionale in maglia azzurra. L’italo-cubano dovrà rappresentare il pilastro per far crescere la squadra a partire dalle fondamenta. Sarebbe deleterio sperperare un’occasione del genere per uno sport sovente nell’anonimato. Se Chamizo conferma un talento sconfinato, tarda invece l’esplosione della consorte Dalma Caneva, ancora una volta stoppata nella fase iniziale del torneo.

Si intravede una crescita generale nel taekwondo, anche se gli azzurri mancano ancora dell’esperienza necessaria per compiere l’ultimo salto di qualità. Erica Nicoli e Roberto Botta hanno alternato grandi exploit a sconfitte contro avversari alla portata. L’impressione, tuttavia, è che si possa investire in maniera decisa su questi due giovani.

Bocciato il ciclismo, senza medaglie in competizioni dal campo partenti scadente, pessima figura anche per il beach volley: i gemelli Ingrosso e Ranghieri-Rossi, favoriti per la vittoria, hanno alzato bandiera bianca sin dagli ottavi contro avversari di quarta fascia.

Non ci si poteva aspettare miracoli dalla canoa velocità, ancora alla ricerca della giusta quadratura in vista dei fondamentali Mondiali di Milano. L’impressione è che il progetto K4 difficilmente possa avere successo. Meglio, forse, costruire un K2 1000 metri in grado di lottare anche per una medaglia.

Non si comprende, inoltre, il motivo per cui due sport che notoriamente faticano a livello assoluto, come ginnastica artistica e triathlon, abbiano snobbato palesemente questi Giochi Europei presentando le riserve delle riserve (con tutto il rispetto): va bene puntare sui giovani, ma indubbiamente si è persa una ghiotta e forse irripetibile occasione per conquistare qualche podio di prestigio. Imbarazzante, infine, il rendimento delle due nazionali di pallavolo, entrambe eliminate nella fase a gironi: due squadre raffazzonate all’ultimo momento, senza né capo né coda. Non il modo migliore per onorare l’evento.

Bene gli sport non olimpici (karate, aerobica e beach soccer), che hanno sfruttato al meglio una vetrina importante. Sospendiamo il giudizio, infine, su pallanuoto, nuoto, sincronizzato e tuffi, tutte gare che hanno visto al via esclusivamente atleti juniores.

Al di là di un bottino cospicuo, si comprende dunque come i Giochi Europei di Baku abbiano riservato più ombre che luci sullo sport italiano, denotando oltretutto un’incapacità di vincere preoccupante (eloquente il disavanzo tra ori e argenti, 10 contro 26). Spesso nei momenti cruciali sono mancati cinismo e sangue freddo. Attenzione, dunque, a sopravvalutare un medagliere camaleontico ed ingannevole. Un’edizione, nel complesso, senza infamia e senza lode. Come può essere definito, in effetti, il valore dello sport italiano attuale.

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